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Mirafiori. I rom nel mirino dei fascisti: antifascisti in piazza

imageSabato prossimo il comitato “Riprendiamoci il quartiere” – avatar dei fascisti di di Forza Nuova – ha organizzato una nuova marcia contro i rom a Mirafiori. L’obiettivo dichiarato è la loro cacciata da via Artom. Per la seconda volta in due settimane i fascisti tornano in piazza a Mirafiori. Vogliono guadagnare consensi giocando la carta della guerra tra poveri, individuando nei più miseri e diversi il perfetto capro espiatorio.

Questa volta ci saranno anche gli antirazzisti e antifascisti.
L’appuntamento è per sabato 29 novembre alle 16 invia Artom angolo via Pisacane

Il pregiudizio razzista contro i rom è tra i più radicati: i fascisti fanno leva su uno stigma potente, difficile da smontare.
Difficile sradicare la convinzione che i rom ricevano i famosi 35 euro dalle istituzioni. Una favola utile a disegnarli come volutamente viziosi, delinquenti nonostante l’assistenza ricevuta. Una favola nera, come quella dei ladri di bambini.
In realtà i soldi ci sarebbero: sono quelli che l’Unione Europea stanzia per “l’integrazione dei rom”. Peccato che vengano assorbiti dalla spugna delle associazioni che se ne occupano e perpetuano se stesse grazie a quei soldi.
Eppure la realtà è sotto gli occhi di tutti.
I rom di via Artom sono profughi di guerra. Sono arrivati dalla Bosnia vent’anni fa: nel loro paese non hanno più nulla, hanno perso tutto. Sono una cinquantina, la maggior parte bambini.
Vivono qui da due generazioni ma non hanno documenti: sono apolidi ma non hanno neppure il documento che lo attesta: sono stati più volte accompagnati in questura o nei CIE ma non sono mai riusciti ad espellerli. Sono profughi ma non godono delle scarse possibilità di lavoro (temporaneo e super precario) offerte ai rom a Torino.
Nell’estate del 2011 Idea Rom ha avviato un progetto che coinvolge cinque famiglie rom, per l’inserimento educativo dei bambini, che avevano cominciato a frequentare la scuola ogni giorno. Purtroppo la continuità scolastica è ostacolata dai continui spostamenti cui sono costrette le famiglie dalle Forze dell’Ordine. A volte si devono spostare ogni giorno.
Solo due famiglie sono riuscite a regolarizzarsi grazie al matrimonio di due donne con altri rom provvisti di documenti ed hanno affittato un appartamento.

I comitati spontanei puntano il dito sull’immondizia e sui furti. Peccato che i rom puliscano mentre spesso a buttare i rifiuti siano persone della zona. Le accuse di furto, omicidio stradale, aggressione non hanno trovato nessun riscontro. In compenso alcuni ragazzi italiani sono stati arrestati e condannati per furto di metalli in una fabbrica della zona.
Siamo in un quartiere dove arrivare a fine mese è difficile per tutti, un quartiere di antica emigrazione cresciuto intorno ad una fabbrica che non c’é più. Un posto dove i numeri a due cifre della disoccupazione sono più alti che altrove. Negli anni Settanta il razzismo feroce contro i meridionali si stemperò nelle lotte comuni nei capannoni della Fiat come tra le case/dormitorio di questa periferia dimenticata.

Un solo fatto è vero. I rom fanno i loro bisogni in strada, nel parco, dove possono. Peccato che se venisse dato loro il permesso si costruirebbero volentieri i servizi igienici. La merda in strada è colpa dei poveri, cui è negato tutto, o di chi potrebbe fare e non fa? Le istituzioni lasciano aperta una discarica sociale, così chi ci deve vivere trova nel vicino più povero il proprio nemico. E i fascisti soffiano sul fuoco. Di qui ai pogrom il passo è breve. Come dimenticare il rogo della Continassa, dove le baracche degli zingari bruciarono per la bugia di una ragazza che aveva accusato i rom di uno stupro mai avvenuto? Nel 2007 in via Vistrorio il campo venne distrutto dalle molotov. I media accusarono i rom di essersele bruciate da soli. Mesi dopo sul cellulare di un fascista arrestato trovarono le foto e la rassegna stampa di quell’attentato.

A Mirafiori anche la parrocchia di San Remigio, addossata all’insediamento, ha sempre impedito ai Rom l’uso della toilette. In barba ai bei discorsi dell’Arcivescovo Nosiglia.

Vi proponiamo la diretta realizzata dal’info di radio Blackout da Cecilia, una compagna che conosce bene le loro condizioni di vita a Torino e le scelte di segregazione che caratterizzano le istituzioni cittadine.

Ascolta la diretta

Posted in Inform/Azioni, razzismo, torino.

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