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04 – martedì – Fuoco al tricolore. Processo a Torino

09 foto ricordoMartedì 4 giugno
processo per vilipendio alla bandiera e all’esercito
ore 10,30 aula 54

ingresso 20 del tribunale di Torino.

Il 4 giugno entra nel vivo il processo ad 11 anarchici, accusati di vilipendio alle forze armate.
Uno è anche accusato di vilipendio alla bandiera. Per questo gesto meramente simbolico rischia sino a due anni.
Nel codice penale della Repubblica italiana sono annidate numerose norme che puniscono chi dice la propria su istituzioni e simboli investiti dall’aura della sacralità. Così chi irride l’esercito o brucia una bandiera finisce in tribunale
Nulla di cui stupirsi. Ammazzare, torturare, violentare, occupare città e paesi sono attività che in genere non vengono apprezzate. Trasformare una ginnastica di morte in attività onorevole, ben pagata è un’operazione che richiede riti e sacerdoti. Giudici e tribunali per chi non ci sta.
Alla faccia degli altisonanti principi che sancirebbero la libertà di dire la propria.

Facciamo un passo indietro. Era il 4 novembre del 2009, il giorno che lo Stato italiano dedica alle forze armate, nell’anniversario di quell’immane carneficina che fu la prima guerra mondiale.
Un plotone di soldati caricati a molla, dopo aver attraversato via Po, esibendo immagini e fotografie delle guerre dello Stato italiano compare a sorpresa in piazza Castello, dove, blindatissima, si è appena conclusa la cerimonia dell’ammaina bandiera.
I soldati attraversano la piazza sino al monumento ai Cavalieri d’Italia dove viene esposto un tricolore. La bandiera italiana, simbolo di un paese in guerra, simbolo di quell’infamia che si chiama amor patrio, viene data alle fiamme tra gli applausi di una piccola folla accorsa intorno al monumento.
I soldati a molla vengono ricaricati e riprendono la loro marcia di automi.
Nonostante le centinaia di uomini schierati a difesa della cerimonia degli assassini in divisa, qualche anarchico, senzapatria e disertore di tutte le guerre, è riuscito a ricordare i massacri che ieri come oggi vengono fatti sventolando la bandiera bianca rossa e verde.
A quattro anni di distanza lo Stato presenta il conto.

Per fermare la guerra non basta un no. Occorre incepparne i meccanismi, partendo dalle nostre città, dal territorio in cui viviamo, dove ci sono caserme, basi militari, aeroporti, fabbriche d’armi, uomini armati che pattugliano le strade.
La guerra va fermata, inceppata, boicottata.

Per info e contatti:
Federazione Anarchica Torino
corso Palermo 46 – ogni giovedì dalle 21
338 6594361 fai_to@inrete.it