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20 gennaio – Sentenza al processo per le scritte alla Croce Rossa

Venerdì 20 gennaio ore 9
sentenza nel processo a due anarchici
accusati di aver scritto sui muri della sede della Croce Rossa in via Bologna “CRI complice dei pestaggi al CIE. Rompere le gabbie!”
Appuntamento alle ore 9 al Palagiustizia
in corso Vittorio Emanuele 130

L’udienza si terrà in aula 56 ingresso 22

Nell’udienza del 12 gennaio sono stati sentiti i testimoni dell’accusa: un poliziotto che ha detto di aver visto le scritte sui muri, Antonino Calvano, ex responsabile della struttura di via Bologna, che ha dichiarato di aver visto le scritte sui muri, il maggiore della Croce Rossa militare, Liguori, che ha visto anche lui le scritte sui muri.
Infine Cambria della Digos, che ha riconosciuto senza alcun dubbio gli autori delle scritte, anarchici a lui ben noti perché tenerli d’occhio è il suo mestiere. Non ha problemi il sovraintentente ad ammettere che il suo lavoro consiste nel tenere sotto controllo gli oppositori politici. Lo fa tanto bene da riconoscerli guardando le riprese della telecamera della ditta di sorveglianza, la CGS. Il video sgranato e grigio, proiettato in aula, mostra tre persone che fanno scritte e scattano foto.
Nessuno li potrebbe riconoscere, tanto le immagini sono confuse. Occhio di lince Cambria, il poliziotto che di mestiere osserva gli anarchici, invece non ha dubbi: sono proprio quei tre. Gli stessi che ha osservato decine di volte mentre manifestavano contro i CIE e chi ci lucra.
Anche noi abbiamo pochi dubbi: in quelle figure grigie e sfocate si sono di sicuro riconosciuti tutti coloro che lottano contro il razzismo di Stato, che condanna ad un anno e mezzo di reclusione amministrativa uomini e donne colpevoli di non essere riusciti ad ottenere il pezzo di carta che li rende legali. Li condanna ad una prigione che è anche un lucroso business per chi, come la Croce Rossa, ne gestisce numerosi.
Il giudice ha respinto l’istanza del difensore che aveva chiesto una perizia sul video per fare un’analisi fisiognomica.
Il PM ha chiesto una pena di 1000 euro di multa.
Il giudice si è riservato di decidere.



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