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Contro la guerra e il militarismo. No alla parata della Folgore, solidarietà agli antimilitaristi torinesi

“Siamo in guerra”, è la parola d’ordine che unisce le istituzioni e le forze politiche, i rappresentanti dei sindacati di Stato, la Chiesa e i comandi militari.
“Competitività” significa guerra commerciale per aprire nuovi mercati alle merci italiane, “coesione sociali” vuol dire guerra interna, aggressione ai diritti, al reddito dei lavoratori e dei ceti popolari, repressione contro le lotte e chi dissente; “missione di pace” vuol dire aggressione imperialista per definire i rapporti di forza fra gli stati e accaparrarsi le risorse naturali.
Il governo italiano è allineato con le politiche di austerità predicate dall’Unione Europea: mentre ci dicono che i soldi non ci sono, si spendono miliardi per preparare la guerra. 30 miliardi di euro è il totale della spesa bellica dello Stato italiano per il 2011, secondo i calcoli dell’Istituto Internazionale di Ricerca sulla Pace di Stoccolma, oltre 10 miliardi di euro saranno spesi nei prossimi anni per l’acquisto di cacciabombardieri F35, per le missioni all’estero il Governo spende 1,4 miliardi di euro.
Intanto l’industria bellica fa affari d’oro; dall’aerospaziale alle piccole armi, le commesse statali arricchiscono i capitalisti; e le esigenze delle attività militari invadono parchi naturali, terreni agricoli, e spazi di vita quotidiana, provocando danni alla vita e alla salute degli abitanti delle zone circostanti.
Le forze armate italiane sono presenti in tredici teatri di guerra; il “tecnico” messo a capo del ministero della Difesa, l’ammiraglio Di Paola, inserito agli alti livelli della struttura di comando della NATO, ha autorizzato gli aerei italiani a bombardare gli afghani, mentre dopo la guerra in Libia si preparano nuove avventure militari.

Non può esistere una battaglia contro le misure di austerità del governo senza una lotta contro il militarismo e la guerra.

La lotta per la riconversione dell’industria bellica, contro le spese militari, per il ritiro delle truppe all’estero, contro le nuove installazioni, così come contro la militarizzazione delle città, sono aspetti fondamentali dell’impegno per una società più libera e più giusta.

La celebrazione delle guerre passate serve a giustificare quelle presenti, a preparare le guerre future; le macerie, la sofferenza, le miserie, i massacri: questi sono i risultati delle guerre, nelle guerre non c’è niente da festeggiare!

Il militarismo e la guerra trovano una crescente opposizione: proprio in queste settimane, dal nord al sud d’Italia si sono succedute mobilitazioni contro l’industria bellica e le nuove installazioni militari, culminate nella riuscita mobilitazione contro il MUOS a Niscemi.

La Federazione Anarchica Italiana (F.A.I.) sostiene queste mobilitazioni e invita a rilanciare l’impegno contro l’industria bellica, il militarismo e la guerra.

Il prossimo 27 ottobre a Pisa la Brigata Paracadutisti Folgore commemorerà il 70° anniversario della battaglia di El Alamein. E’ una parata che unisce alla retorica guerrafondaia la riabilitazione del  regime fascista e della sua guerra.

Le realtà antimilitariste della città, fra cui gli anarchici, hanno già deciso di dare una risposta. La F.A.I. sostiene le iniziative che saranno prese ed invita a partecipare ad esse.

Il 26 ottobre alcuni antimilitaristi torinesi andranno sotto processo, accusati di vilipendio alle forze armate e alla bandiera: rischiano il carcere. La F.A.I. esprime la propria solidarietà alle vittime dell’ottusità militarista, a chi rischia di essere condannato per aver espresso la propria opinione.

La Federazione Anarchica Italiana si impegna a dare continuità all’azione antimilitarista, a partire dalla contestazione alle celebrazioni del 4 novembre.

Il convegno della Federazione Anarchica Italiana, riunito ad Jesi nei giorni 13 e 14 ottobre 2012



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