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Reforma laboral. Macelleria sociale in salsa spagnola

Dall’Italia alla Spagna è in corso un duro attacco contro alle tutele dei lavoratori.
La riforma del diritto del lavoro, presentata di recente dal governo spagnolo, è il primo atto del conservatore Mariano Rajoy, esponente del PPE, che in campagna elettorale aveva dichiarato che non avrebbe toccato i lavoratori.
Le misure approvate il 10 febbraio paiono la fotocopia di quelle messe in atto in Grecia, che anche il governo Monti di appresta a varare.
Nelle dichiarazioni del premier Rajoy e della sua portavoce Soraya Sanz de Santa Maria, la nuova normativa «favorisce la contrattazione», «potenzia i contratti a tempo indeterminato», punta a «dare flessibilità» al lavoro nelle imprese e «lotta contro l’economia sommersa».
In realtà l’obiettivo principale della ‘reforma laboral’ è rendere i licenziamenti più facili e meno costosi per le imprese e per lo Stato. Prevede infatti la riduzione dei costi dei licenziamenti senza giusta causa per i contratti ordinari a tempo indeterminato, ridotti a 33 giorni per anno lavorato e un totale di 24 mesi, rispetto agli attuali 45 giorni per anno lavorato. Anche il licenziamento per causa oggettiva, ovvero per problemi economici delle aziende, che prevede un’indennità di 20 giorni per anno lavorato, diventerà più facile: si potrà applicare quando l’impresa registri perdite o anche semplicemente «cadute delle entrate o vendite» durante tre trimestri consecutivi. L’esecutivo ha introdotto anche un nuovo contratto di lavoro indeterminato per piccole e medie imprese fino a 50 lavoratori, che avranno diritto a una deduzione fiscale di 3.000 euro per l’assunzione di un giovane con meno di 30 anni che potrà percepire, oltre al misero stipendio, anche il 25% del sussidio di disoccupazione; mentre l’azienda potrà sgravare dalle tasse il 50% del costo del lavoratore durante un anno. Di fatto un megaregalo dello Stato alle imprese nel tentativo di diminuire il tasso ufficiale di disoccupazione attualmente al 23% (ma naturalmente non la sottoccupazione e la precarietà che invece aumenteranno). Con la sua “reforma” il governo Rajoy toglierà di mezzo quella sorta di ‘articolo 18’ che anche in Italia – sotto la regia dell’UE – è da tempo sotto attacco.

All’annuncio della riforma nelle principali città spagnole si sono svolte manifestazioni con scontri con la polizia. Nonostante la pressione popolare i sindacati concertativi non hanno indetto lo sciopero generale, che Rajoy aveva detto di aspettarsi, ma si sono limitati a promuovere una domenica di manifestazioni.

Radio Blackout ne ha parlato con Claudio Venza, docente di storia della Spagna contemporanea all’università di Trieste.

Ascolta l’intervista

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