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30 luglio – Fiaccolata in solidarietà alla lotta laica e libertaria in Kurdistan

Syrian Kurds Fleeing The Islamic State Militants Cross Into TurkeyGiovedì 30 luglio ore 21 da piazza Carlo Felice – stazione di Porta Nuova – a Torino fiaccolata in solidareità con la lotta delle popolazioni del Rojava e delle montagne del Kurdistan iracheno e turco contro i bombardamenti e gli arresti di massa del governo Erdogan.

Per approfondimenti ascolta l’intervista rilasciata da Daniele, (collaboratore della Radio autore di “Nell’occhio del ciclone, il popolo curdo tra guerra e rivoluzione”, e rientrato di recente da Nord Iraq e Siria) all’info di radio blackout.

Sulla strage di Suruc, ascolta l’intervista dell’info di Blackout a Dario, che conosce bene la Turchia e il movimento anaerchico turco e curdo.

La Turchia non sta bombardando l’Isis, sta bombardando quelli che combattono l’Isis!

Il 24 luglio (meno di 4 giorni dopola strage di Suruc) inizia l’operazione di bombardamento contro i guerriglieri e le guerrigliere curde nelle montagne della zona di difesa di Medya. Le bombe degli F16 turchi sono state sganciate per tutta la notte sulle regioni di Zap, Basyan, Gare, Avaşin e Metina. Gli aerei hanno poi colpito Xinere e Qandil e molti villaggi di civili nella regione. Alcune zone sono state colpite tre volte nel corso della stessa notte. Parallelamente è stata avviata una vasta operazione repressiva in Turchia, della stessa portata di quella del 2009 conosciuta come “operazione KCK”, che ha portato all’arresto di circa un migliaio di oppositori laici in tutto il paese (poche decine gli arrestati tra i gruppi fondamentalisti vicino all’ISIS.

La guerra scatenata da Erdogan e dal suo partito AKP è una guerra contro il movimento per il confederalismo democratico. Alle ultime elezioni politiche del 7 giugno scorso il partito di Erdogan ha visto diminuire il proprio consenso, e le sue ambizioni di una riforma in senso presidenziale della Turchia sono state fermate dall’affermazione elettorale dell’HDP, un cartello progressista che unisce il mondo politico e sociale della sinistra kurda con l’attivismo progressista turco.

Sono passati ormai quasi due mesi dalle elezioni ma il primo ministro turco Ahmet Davutoğlu non ha ancora trovato alleati per formare un nuovo governo. Erdogan ne è uscito indebolito ed ha reagito scatenando la guerra interna contro l’opposione radiacale e laica, e quella esterna contro le postazioni dei partigiani del PKK nel nord Iraq senza disdegnare contro i villaggi abitati dai civili.

L’unica reale forma di opposizione all’ISIS sono combattenti delle YPG/YPJ (le unità di difesa del popolo e delle donne) che in Rojava (Siria settentrionale) da tempo combattono per fermare l’avanzata del califfato, ben sostenuto e appoggiato sul confine dalle forze di sicurezza di Erdogan. Così nell’estate scorsa erano  state le forze combattenti rivoluzionarie kurde a consentire a migliaia di Yezidi in fuga dall’Iraq (e dallo Stato Islamico) di salvarsi aprendo un corridoio umanitario sulle montagne di Sinjar.

La guerra di Erdogan è contro l’esperienza di autogoverno popolare in Rojava. La Turchia targata AKP da tempo sostiene e appoggia l’ISIS, rifiutando di riconoscere la rivoluzione in Rojava preoccupata per un’entità territoriale autonoma kurda ai suoi confini meridionali. I europei e gli Stati Uniti hanno dato l’assenso alle operazioni turche in cambio della concessione ad utilizzare la base aerea di Incirlik, nella provincia meridionale turca di Adana. Da qui gli aerei da guerra statunitensi partiranno, secondo le dichiarazioni ufficiali, per attaccare le postazioni di ISIS in Siria e Iraq, con lo sguardo rivolto ai giacimenti petroliferi di Mosul e Raqqa.



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