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30 aprile – Processo agli antifascisti

giudice-parrucca-calpestio_verdeContinua il processo a quattro antifascisti accusati di furto aggravato per aver strappato manifesti inneggianti alla marcia su Roma.

Nonostante nelle udienze precedenti gli stessi testimoni dell’accusa avessero negato il furto, il giudice ha deciso di continuare il processo anziché prosciogliere i quattro compagni, rinviando gli atti alla procura.

La prossima udienza sarà martedì 30 aprile allo ore 12,30 in aula 55.

I fatti.
Immaginate che sia una qualsiasi giornata d’autunno.. Siete appena usciti da una riunione No Tav e percorrete una via pedonale del centro della città dove abitate. Una macchina entra sgommando nella via: ne escono quattro uomini che affiggono manifesti. Incuriositi da tanta esibita arroganza vi fermate e scoprite che si tratta di manifesti fascisti, manifesti che alludono ad un passato di dittatura, violenza, repressione della possibilità stessa di dire la propria, se non a rischio di confino e prigione.
Quel giorno, ve ne rendete conto solo in quel momento, è il 28 ottobre, anniversario della “marcia su Roma”, con la quale presero il potere i fascisti.
Quei manifesti finiscono a terra, strappati.
Un banale gesto di difesa della memoria dei tanti che morirono, dei tanti che patirono persecuzioni, esilio, botte ed umiliazioni. Siamo a Torino. L’antifascismo fa parte del DNA di una città che combatté metro per metro per cacciare fascisti e nazisti.
Dopo un diverbio con i fascisti – tra loro c’é anche il segretario cittadino e all’epoca consigliere comunale de “La Destra” Giuseppe Lonero – ve ne andate a casa.

A due anni e mezzo da quell’ottobre quattro anarchici sono sotto processo con l’accusa di “furto aggravato”, proprio per aver strappato quei manifesti. Un reato che costa da tre a dieci anni di reclusione.
Una follia giuridica, una delle tante lucide follie che la Procura di Torino, utilizza per chiudere la bocca a all’opposizione politica e sociale.



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