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Vite senza valore. L’incidente alla La.Fu.met di Villastellone

Ecologia con le ali. Questo è lo slogan della La.Fu.met, ditta di Villastellone specializzata nel trattamento di rifiuti industriali, riciclo di bombolette, depurazione di reflui fangosi.
Da anni gli operai – salario massimo di mille euro al mese – denunciavano la scarsa sicurezza delle condizioni di lavoro. Uno di loro è stato licenziato a dicembre.
Il 26 marzo cinque lavoratori – tutti di origine magrebina – si sono gravemente ustionati per un’esplosione in una delle macchine usate per il riciclo delle bombolette.
Ad una settimana dall’incidente il PM Guariniello ha aperto un’inchiesta, con l’ipotesi del dolo. Secondo gli operai “L`azienda sapeva che le bombolette erano pericolose”
Per vuotare le bombolette in passato veniva utilizzata una macchina che forava e vuotava una ad una le bombolette integre o semipiene da smaltire. Il procedimento era troppo lungo e poco conveniente, l’azienda decise di spedirle ad uno stabilimento tedesco che provvedeva a trattarle. Nel 2010 un operaio morì per uno scoppio durante la lavorazione e i tedeschi posero una condizione per continuare il trattamento: “Fornitecele in contenitori di sicurezza”. Da quel momento i pezzi a rischio non sono più finiti in Germania. Però le bombolette da trattare arrivavano alla La.Fu.met con la scritta “vuoto”. Negli anni si sono susseguiti gli incidenti. Il 26 marzo per poco cinque operai, ancora oggi ricoverati in gravi condizioni al CTO di Torino, non ci hanno lasciato la pelle. I loro compagni di lavoro hanno bloccato la produzione e sono scesi in sciopero per due giorni.

La strage del lavoro, è uno dei tanti tasselli della guerra di classe. Le statistiche ci consegnano l’arida contabilità di un massacro che si allarga sempre più, anno dopo anno.

Radio Blackout ne ha parlato con Simone Bisacca, avvocato ed esperto di diritto del lavoro.

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