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30 gennaio – Presidio No Rems a Bra

psicosiringa bluBra. Presidio No REMS

Sabato 30 gennaio

presidio No REMS in via Cavour (se piove sotto i portici di via Principi) a Bra.

Appuntamento alle 15

Mai più manicomi! No alle Rems né qui né altrove
A Bra, da qualche mese, c’è una nuova prigione. Si chiama REMS. In altre epoche le chiamavano “gabbie dei matti”, i posti dove si seppellivano vivi uomini e donne che avevano “perso la ragione”, che “non sapevano quello che facevano”. Oggi i nomi sono cambiati ma la sostanza resta.
Le REMS sono posti dove ti chiudono,ti drogano e ti legano per farti tornare “normale”. Per lo Stato italiano chi non è “normale” è pericoloso. Al di là di quello che fa, ma per quello che è. Con questi argomenti il terzo Reich giustificava lo sterminio dei folli. E di tutti gli altri fuori norma.
Proviamo a capire di che si tratta.
La legge n. 81 del 2014 ha sancito la chiusura degli OPG (Ospedali psichiatrici giudiziari) avvenuta solo formalmente il 31 marzo 2015 e il loro superamento nelle REMS (Residenze Esecuzione delle Misure di Sicurezza). Gli OPG sono stati per oltre 35 anni luoghi di segregazione per tutti gli individui ritenuti pericolosi per la società, dimenticati in queste discariche sociali in condizioni di disumano degrado come ben mostrato nelle immagini dell’Inchiesta del Senato “Marino” del 2010 che ha poi portato all’iter legislativo per la loro chiusura.
Oggi i 6 OPG (Castiglione delle Stiviere, Reggio Emilia, Montelupo fiorentino, Napoli, Aversa e Barcellona Pozzo di Gotto) sono in via di chiusura: gli internati non dimissibili dovrebbero essere spostati nelle REMS della regione di provenienza. Ma questo sta accadendo molto lentamente.

Nella pratica le REMS sono dei miniOPG (max 20 posti) presenti in ogni regione e affidati a personale sanitario, più simili a residenze psichiatriche che non agli ospedali-carceri del passato. Queste strutture saranno gestite tramite un sistema di appalti di cui non è difficile immaginare le sorti… al ribasso, cercando di spendere il meno possibile sulla pelle dei “criminali-malati mentali” che subiranno questo sistema tipico della sanità pubblica, dell’accoglienza per i richiedenti asilo (CARA, CAS, SPRAR) e del sistema detentivo (CIE, Carceri).

Le REMS vengono presentate come un passo avanti in termini di civiltà rispetto agli OPG perché nuovi e perché non più gestiti dall’autorità giudiziaria ma solo da personale sanitario. Nella realtà questi luoghi assolvono la stessa funzione dei loro predecessori e anzi lo fanno in maniera molto più capillare, perché presenti su tutto il territorio nazionale, e molto più discreta e subdola, perché di piccole dimensioni e molto più simili a residenze che a carceri.
Ma qual è la loro funzione? La funzione delle REMS coincide con la funzione della Psichiatria Giudiziaria più in generale, ovvero quella di mantenere in vita nella nostra società e nell’ordinamento giudiziario la figura del “folle reo” ovvero di colui che infrange la legge non per propria libera scelta ma perché malato di mente, quindi non capace di intendere e di volere (le proprie azioni e le loro conseguenze), come se la sua malattia agisse al posto del suo libero arbitrio. Tale focalizzazione sul soggetto che compie il reato più che sul reato stesso (infatti nelle REMS si può finire tanto per il furto di un portafoglio quanto per omicidio) ha una diretta discendenza dal positivismo ottocentesco che ha portato ad affermarsi il concetto di “pericolosità sociale”, tutt’ora operante e alla base di queste moderne istituzioni psichiatrico-giudiziarie, come di tanti altri luoghi e procedure: lager nazisti, CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione), campi rom, misure di sorveglianza speciale…

Da questi esempi è facile capire come l’etichetta di “pericoloso socialmente” venga affibbiata agli individui più per il loro status (folle, ebreo, omosessuale, rom, handicappato, immigrato irregolare, oppositore politico e sociale) che per le loro azioni concrete. In particolare chi finisce nelle REMS non sconta un periodo di detenzione con intenti punitivi come nella carcerazione ordinaria, ma viene recluso per disinnescarne la pericolosità, riportando nella norma i suoi comportamenti deviati.
I metodi usati per raggiungere questo scopo sono gli stessi utilizzati dalla psichiatria nei reparti ospedalieri (SPDC) e nelle cliniche e case di cura psichiatriche. L’unica reale differenza è che nelle REMS è più difficile monitorare e raccontare quello che accade, perché sono strutture detentive dove l’accesso di esterni e l’uscita di informazioni è ancora più difficile rispetto ad ospedali e cliniche civili. Lo strumento principe delle prigioni psichiatriche è la psicofarmacologia che permette un controllo quasi totale sui movimenti e sui comportamenti di chi vi è sottoposto attraverso l’assunzione orale o l’iniezione di molecole psicoattive in grado di agire sui neurotrasmettitori inibendo o alterando il loro funzionamento. Queste sostanze danno un fortissima dipendenza e causano danni enormi all’organismo di chi li assume già dopo pochi mesi, rovinando l’esistenza e la salute di chi è obbligato a prenderli, riducendone l’aspettativa di vita. Altri strumenti ancora in uso nei reparti come nelle REMS sono la contenzione fisica tramite lacci che assicurano il “malato” al letto per molte ore se non per giorni e giorni e l’elettroshock, terribile pratica psichiatrica che viene tutt’ora utilizzata in diverse strutture pubbliche e private.

In molte regioni le REMS sono state da poco aperte e cominciano a operare, ad oggi la Regione Piemonte, ente preposto alla loro apertura e gestione non ha ancora aperto nessuna struttura ma si sta limitando ad affittare dei posti nell’ex OPG trasformato in REMS di Castiglione delle Stiviere ed a utilizzare provvisoriamente la clinica San Michele di Bra. Questo posto è stato svuotato negli scorsi mesi per far posto ai detenuti piemontesi in arrivo dall’OPG di Castiglione delle Stiviere. La Regione Piemonte da ormai un anno sta prendendo tempo e non sembra ancora aver trovato soluzioni definitive per collocare le sue due REMS. Questo è il momento migliore per contestare e contrastare l’apertura di queste strutture ma soprattutto la legge e il sistema sociale che le prevedono e che non possono farne a meno.
Siamo tutti pericolosi socialmente se questa è la società in cui ci obbligano a vivere! Contro tutte le REMS e tutte le carceri, solidarietà a chi lotta contro la psichiatria, solidarietà a chi tenta di evadere…

Collettivo Antipsichiatrico “Francesco Mastrogiovanni” di Torino

Le riunioni del Collettivo antipsichiatrico “Francesco Mastrogiovanni” si tengono presso la federazione anarchica torinese ogni martedì alle 21 in corso Palermo 46
telefono antipsichiatrico: 345 61 94 300

Per contatti: antipsichiatriatorino@inventati.org



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