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28 ottobre – processo agli antifascisti

giudice-parrucca-calpestio_verdeContinua il processo a quattro antifascisti accusati inizialmente di furto aggravato per aver strappato manifesti inneggianti alla marcia su Roma.

Nonostante nelle udienze precedenti gli stessi testimoni dell’accusa avessero negato il furto, il giudice ha mandato avanti il processo per oltre un anno anziché prosciogliere i quattro compagni, rinviando gli atti alla procura.
Il PM, certo di perdere il processo, ha infine deciso di cambiare il capo di accusa in danneggiamento.

Un altro bel coniglio dal cappello di Antonio Rinaudo, un prestigiatore di gran fantasia. Gli è andata male con il furto, ci prova con il danneggiamento, per un gesto che di solito non costa più di una multa.

La prossima udienza sarà lunedì 28 ottobre allo ore 12 in aula 55.
La data più adatta per un gruppo di antifascisti accusati di aver strappato manifesti inneggianti alla marcia su Roma.

I fatti.
Immaginate che sia una qualsiasi giornata d’autunno.. Siete appena usciti da una riunione No Tav e percorrete una via pedonale del centro della città dove abitate. Una macchina entra sgommando nella via: ne escono quattro uomini che affiggono manifesti. Incuriositi da tanta esibita arroganza vi fermate e scoprite che si tratta di manifesti fascisti, manifesti che alludono ad un passato di dittatura, violenza, repressione della possibilità stessa di dire la propria, se non a rischio di confino e prigione.
Quel giorno, ve ne rendete conto solo in quel momento, è il 28 ottobre, anniversario della “marcia su Roma”, con la quale presero il potere i fascisti.
Quei manifesti finiscono a terra, strappati.
Un banale gesto di difesa della memoria dei tanti che morirono, dei tanti che patirono persecuzioni, esilio, botte ed umiliazioni. Siamo a Torino. L’antifascismo fa parte del DNA di una città che combatté metro per metro per cacciare fascisti e nazisti.
Dopo un diverbio con i fascisti – tra loro c’é anche il segretario cittadino e all’epoca consigliere comunale de “La Destra” Giuseppe Lonero – ve ne andate a casa.



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