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16 marzo – Punto info No Tav a Settimo

index Punto info No Tav al mercato di Settimo dalle 10 alle 13. Ingresso via Castiglione

Di seguito il volantino che verrà distribuito.

Sabato 23 marzo – ore 14 – marcia No Tav da Susa a Bussoleno
Contro il Tav azione diretta
Il Tav – Treno ad alta velocità – è un opera inutile, dannosa, distruttiva.
Un’opera che ha devastato mezza Italia. Ovunque inquinamento del suolo, rumore insopportabile, perdita di fonti idriche, distruzione irreversibile dell’ambiente, case abbattute, città spezzate in due. Ogni chilometro di linea costruita in Italia è costato la vita ad un lavoratore.
La Torino/Lyon – o, meglio, la Settimo/Lyon costerà a noi tutti circa 22 miliardi di euro. Per un centimetro di Tav si spenderanno 1200/1300 euro: come il salario di un operaio.
Il Tav è un ingranaggio di una macchina “legale” di drenaggio di soldi pubblici per fini privati. Soldi sottratti ai treni per chi lavora, alle scuole per i nostri figli, ad una sanità decente per tutti.
Sinora sull’affare Tav ha guadagnato chi costruisce, i signori del cemento e del tondino, amici a destra come a sinistra, abbiamo perso noi tutti.
Il TAV non solo un affare valsusino: l’impatto dell’opera e dei cantieri che sventreranno Torino e i paesi della cintura sarà enorme. A Settimo il cantiere sarà grandissimo. I lavori andranno avanti giorno e notte: alcune case dovranno essere buttate giù, per altre ci sono grandi rischi per la stabilità.
La domanda che facciamo a tutti è semplice ma precisa: a noi, alla nostra vita serve tutto questo?
I dati, forniti dagli stessi tecnici governativi, dicono NO. Una linea che collega Torino alla Francia c’è già ed è sotto utilizzata: passano 78 treni al giorno e prima che la linea si saturi ne dotrebbero passare 210.
Raccontano che il Tav porta lavoro. Mentono. Negli ultimi vent’anni i tagli nelle ferrovie hanno tranciato via 95.000 posti. Gli incidenti anche mortali, le carrozze spaccate e sporche, le linee soppresse sono lo specchio di scelte che privilegiano il trasporto di lusso a quello per chi lavora e studia.
La tutela dell’ambiente, la sanità, la scuola potrebbero impiegare molta più gente del Tav.
Le idee di sviluppo, crescita, produzione che caratterizzano la nostra società generano ingiustizia, inquinamento e spreco irreversibile di risorse come l’aria e l’acqua. È tempo di cambiare rotta, di cominciare a decidere in prima persona, nelle assemblee popolari, quello che serve davvero per il nostro futuro.
In Valsusa lo fanno da anni: sempre più gente ha smesso di credere nelle favole e si è rimboccata la maniche per informarsi e per informare, per capire e per agire.
Quando il governo ha provato ad imporre l’inizio dei lavori la gente ha deciso di resistere. La Libera Repubblica della Maddalena è stata sgomberata con la forza: i militari si sono presi il piazzale e i boschi,
distruggendo quello che avevamo costruito con la lotta, l’autogestione, l’incontro e scambio solidale.
Hanno trasformato la zona in un cantiere/fortino, un bivacco militare: lunghissime recinzioni, filo spinato, fari accesi giorno e notte, uomini in armi, per disciplinare una gente ribelle, decisa a non farsi rubare il futuro, decisa a vivere il presente, perché i figli possano guardare con orgoglio ai padri e alle madri.
La resistenza continua da quasi due anni, nonostante le botte, gli arresti, i gas vietati anche in guerra, i lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo.
Il 23 marzo il popolo No Tav farà una manifestazione popolare da Susa Bussoleno. I media scrivono che i No Tav sono ormai pochi e isolati. Lo scrivevano vent’anni fa e lo continuano a scrivere oggi. Ogni volta le piazze gremite e le grandi marce hanno smentito la propaganda di giornali e TV.
La manifestazione del 23 marzo mostrerà a chi vuol vedere che tutti, anche quelli che non partecipano ogni giorno alla lotta, sono in prima fila decisi a mettersi di mezzo.
Sono sempre più quelli che sanno che solo l’azione diretta popolare può inceppare un sistema di relazioni politiche e sociali dove la logica del profitto per pochi si mangia le vite di noi tutti.
L’esperienza ha dimostrato che la delega alle istituzioni – anche quelle “amiche” – non ha bloccato il Tav nel 2005 e non lo fermerà oggi.
Oggi come nei giorni della rivolta che fermò il primo progetto Tav occorre creare le condizioni per rendere nuovamente ingovernabile l’intero territorio per costringere la lobby si tav a fare retro marcia.
Fermare il Tav tocca a ciascuno di noi. Anche a Torino. Anche a Settimo.

NO Tav Autogestione Torino – NO Tav Settimo
notavautogestione@yahoo.it



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