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04 ottobre – Il Tav, il lavoro, le pietre. Punto info a Torino

Giovedì 4 ottobre
alle 17 alle 20
in via Po 16
Punto informativo su Tav e lavoro

Quest’estate il movimento No Tav ha lanciato la campagna “c’è lavoro e lavoro”, una campagna di denuncia e boicottaggio attivo delle ditte coinvolte nei lavori preparatori per la nuova linea ad alta velocità che il governo intende imporre ad una popolazione che non la vuole. Non la vuole perché devasterà inutilmente il territorio, mettendo a repentaglio la salute di tutti e sperperando montagne di soldi pubblici, nonostante non serva a nulla.Il traffico di merci tra l’Italia e la Francia è in costante diminuzione, la linea attuale è ampiamente sottoutilizzata, perché vi passano al massimo 80 treni al giorno mentre ne potrebbero viaggiare oltre duecento. Ci direte che queste sono valutazioni di parte? Si, senza dubbio: peccato che i calcoli siano stati fatti dagli esperti del governo, non da quelli del movimento No Tav.
La gente della Val Susa, come tanti anche a Torino, non vuole il Tav al punto di lottare per vent’anni in condizioni sempre più dure, tra quotidiane menzogne mediatiche, crescenti violenze di polizia, arresti, gas e manganelli.
Non si contano più i feriti di questa lotta: più d’uno è andato vicino a lasciarci la pelle, con la testa spaccata, fulminato da un traliccio, con l’orbita sfondata da un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo.
Centinaia di poliziotti, carabinieri, soldati reduci dal massacro in Afganistan difendono una area militarizzata, dove stanno cominciando i lavori per un tunnel geognostico preliminare alla costruzione della nuova linea. Hanno impiegato un anno e mezzo per costruire un fortino e per metterci un paio di trivelle, perché sono stati fermati e rallentati dai No Tav. Quest’opera servirà – il Tav in Italia è costato dieci volte di più che nel resto dell’Europa – ad arricchire i politici di professione e i loro amici nella potente lobby del cemento e del tondino.
I No Tav sono decisi a non mollare.

I partiti che ci governano usano i mezzi più abietti per cercare di scatenare una guerra tra poveri, facendo leva sul ricatto del lavoro. La crisi si sta mangiando il nostro futuro: i governi che si sono succeduti hanno fatto una sola politica: finanziare le imprese – che, come Fiat, dopo poco levano le tende e cercano qualcuno più povero da sfruttare –e tagliare i servizi.
I tagli alla scuola, alla sanità, al trasporto pubblico, agli asili alla previdenza hanno peggiorato le vite di tutti coloro che non possono permettersi cliniche private, licei esclusivi, la prima classe sul freccia rossa. Centinaia di migliaia di posti di lavoro sono stati persi a causa della politica di austerità imposta dai governi. Solo nelle ferrovie se ne sono persi oltre 95.000. Con conseguente perdita di sicurezza e qualità del trasporto.
Eppure per i partiti del Tav, quelli di destra come quelli di sinistra, gli unici posti che contano sono le poche centinaia che verrebbero impiegate se davvero i lavori per il tunnel di base prendessero l’avvio.
Per tutta l’estate in valle ma soprattutto a Torino, i deputati del PD Stefano Esposito e Antonio Boccuzzi hanno fatto affiggere in città un manifesto gigantesco con la scritta. C’è chi tira le pietre e sfascia il paese. Noi stiamo con chi lavora”.
Boccuzzi è scampato per caso alla strage della Thyssen, prima di fare l’onorevole faceva l’operaio. Lo saprà che ogni chilometro di galleria per l’alta velocità costruita in Italia è costato la vita ad un operaio? Lo saprà che la ditta incaricata del tunnel di Chiomonte, la CMC di Ravenna, vicinissima al suo partito, ha costruito le gallerie che hanno devastato il Mugello, ha le mani in pasta nella Salerno Reggio Calabria e in mille altre grandi opere? Lo saprà Boccuzzi che nelle zone terremotate dell’Emilia e della Romagna i bambini ed i ragazzi vanno a scuola nei container? Riesce Boccuzzi ad immaginare che ci sarebbe bisogno di tantissimo lavoro per ricostruire le scuole e le case dei terremotati? Che gli operai della CMC potrebbero costruire scuole, invece di devastare la Val Susa? Lo sa che per una visita e un esame specialistico urgente bisogna aspettare anche un anno? Lo sa che l’amianto e l’uranio hanno ucciso migliaia e migliaia di persone in Piemonte e che le montagne della Val Susa ne sono piene?
Noi pensiamo che non possa non saperlo, noi pensiamo che il potere corrompa.
Boccuzzi ed il suo compagno di merende Esposito si riempiono la bocca di etica del lavoro, ma quella che propagandano è soltanto la logica del profitto per i soliti pochi.
Portare l’etica nel lavoro significa interrogarsi su cosa si produce, su come lo si produce, su perché lo si produce, significa mettere sottosopra questo mondo ingiusto.
I No Tav stanno dalla parte di chi lavora, contro chi sfrutta e, a volte, mutila e uccide. I No Tav non sono nemici degli operai ma delle ditte collaborazioniste che lucrano sulla vita e sul futuro di tutti, non ultimi coloro che vi lavorano. Se Boccuzzi l’ha dimenticato passando dalla tuta blu alla divisa da deputato, se Esposito da politico di mestiere sa solo dove tira il vento dei soldi e del potere, noi non lo dimentichiamo di certo.
Lottare si può. Il ricatto del lavoro si sconfigge mettendo i padroni con le spalle al muro. Negli anni Settanta gli operai delle officine Moncenisio in Val Susa decisero che non volevano più produrre armi: lottarono finché non obbligarono la ditta a riconvertire la produzione. Hanno rischiato il posto, perché non se la sentivano di produrre giocattoli di morte.
Diciamo che c’è lavoro e lavoro, perché sappiamo che nel mondo che vogliamo ci sarebbe spazio e libertà per tutti, che le scelte sarebbero condivise da ciascuno, che non ci sarebbero più merci ma solo le cose utili per una vita dignitosa per tutti.

Per arrivarci, di fronte ad un avversario che si fa nemico, di fronte a chi spara lacrimogeni come proiettili, a chi occupa e militarizza, ribellarsi è giusto, resistere necessario.

No Tav Autogestione – Torino
notavautogestione@inventati.org



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