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09 dicembre – Morti, stupri, tortura, schiavitù in Libia… Punto info al Balon

Sabato 9 dicembre
ore 10
punto info al Balon
via Andreis angolo via Borgodora

Morti, stupri, tortura, schiavitù in Libia… Minniti assassino!

26 bare allineate. In città vengono spente le luci d’artista e dichiarato il lutto cittadino. Ai piedi delle bare uno degli assassini, il mandante, il capo dei capi.
Non siamo in un film di mafia, anche se la recente scomparsa di Totò Riina ha riacceso i riflettori su Cosa Nostra
Siamo a Salerno. Li sono stati sbarcati i corpi di 26 ragazze nigeriane annegate mentre cercavano di raggiungere l’Italia. Due di loro aspettavano un bambino, molte non hanno neppure un nome. Si aggiungono alle migliaia di morti ammazzati nella guerra che l’Europa ha scatenato contro la gente in viaggio.
L’uomo ai loro funerali si chiama Marco Minniti, di mestiere fa il ministro dell’Interno, il ministro di polizia. È lui il mandante.
La guerra ai migranti è il suo obiettivo, qualunque sia il prezzo da pagare. I confini dell’Italia e dell’Europa sono intrisi del sangue di chi non ce l’ha fatta. Ma che importa? Le persone in viaggio per il governo sono solo vuoti a perdere. Gente che non vale nulla.

Gli accordi di febbraio tra Minniti con il governo Al Sarraj in Libia, erano solo mosse propagandistiche. Al Serraj ha incassato soldi e navi militari da pattugliamento, ma non era in grado di fare il servizio per cui era retribuito, perché la guardia costiera libica è parte del traffico, gestito dalle milizie armate di Zawiya e Sabratha. In agosto il governo italiano ha pagato i capoclan perché mettessero uno stop alle partenze. In poche settimane si è ridotto il numero degli sbarchi, poi le milizie hanno alzato il prezzo e qualche barcone ha ripreso il mare.
Nel frattempo Minniti è riuscito a cacciare dal Mediterraneo le navi delle tante ONG, che negli ultimi anni si sono assunte il compito di ripescare in mare naufraghi e gente abbandonata su barconi alla deriva.
Minniti si è unito al coro di Salvini e Grillo, che hanno puntato l’indice contro le ONG accusandole di essere complici degli scafisti. Il codice imposto alle ONG è un cappio al collo, che rende impossibili i salvataggi. Poliziotti a bordo, strumenti che segnalano la propria posizione, divieto di mettersi lungo le rotte della gente in viaggio. La maggior parte delle Ong non ha sottoscritto quel codice immorale. Poi la guardia costiera libica ha intimato armi alla mano l’allontanamento. È finita con il ritiro dal Mediterraneo di gran parte delle imbarcazioni delle Ong ribelli.
Il mare ha ingoiato altre vite.
In settembre Minniti ha dichiarato senza timore di essere “preoccupato per le condizioni dei migranti nelle prigioni libiche”. Le testimonianze di chi arriva e i pochi reportage di giornalisti indipendenti ci raccontano gli scampoli di una realtà terribile. Tutte le donne vengono struprate, le botte e le torture sono tanto brutali che molti, specie quelli che si ribellano, vengono uccisi.

Negli stessi giorni è stato stipulato un accordo per la realizzazione di campi di concentramento per immigrati in Ciad, in Mali e in Niger. La ciliegina sulla torta del ministro dell’Interno.
La linea di confine si sposta a sud, oltre il deserto dove i “diritti umani”, nozione sulla quale spesso in Italia si misura l’altrui civiltà, hanno una diversa declinazione.

La scorsa settimana l’ONU ha condannato gli accordi italo-libici sulla repressione dei migranti, perché in Libia chi cerca di raggiungere l’Europa subisce violenze continue. Torture, stupri, ricatti, assassini.
La CNN ha diffuso un video in cui si mostrava un mercato di uomini e donne, messi all’asta come schiavi. Sono quelli che hanno speso tutto, le cui famiglie si sono dissanguate per farli partire ed ora non hanno più nulla. Chi non ha soldi ha ancora se stesso. I trafficanti vendono i migranti come schiavi. Un bel business: soldi dal governo italiano per non farli partire, pattugliatori italiani per ripescare chi parte e dimostrare affidabilità al cliente, vendita dei corpi in eccesso.
Succede dall’altra parte del Mediterraneo. Ma il silenzio è fragoroso.
L’indignazione, il cordoglio sono solo di circostanza. Come i capobastone che mettono il lutto per i rivali fatti uccidere.
In questi anni l’Italia ha incassato senza batter ciglio innumerevoli condanne per violazioni dei diritti umani e tortura.
La retorica sui diritti umani è intollerabile di fronte all’ipocrisia istituzionale del governo, che pone uomini armati alle frontiere, paga i trafficanti, ben sapendo cosa succede nei lager libici..

Se un giorno qualcuno vi chiederà delle deportazioni, dei lager, delle torture, delle stragi in mare non dite che non avevate capito, non dite che non sapevate, non dite che non potevate far nulla.
Il silenzio è complicità.

Noi vorremmo poter dire che ci siamo messi di traverso sulla linea di confine tra i sommersi e i salvati e abbiamo allungato la mano.

Noi vorremmo poter dire che abbiamo lottato per un mondo senza frontiere, schiavitù, lager, sfruttamento…

 



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