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02 10 – Distruggere le frontiere! Raccolta abiti, info e vin brulè

Distruggiamo le frontiere!

Sabato 10 febbraio
ore 10
al Balon
Punto info e raccolta indumenti: scarponi, sciarpe, coperte, sacchi a pelo, abiti pesanti, per rendere più facile il viaggio a uomini, donne e bambini che provano a bucare i muri della fortezza Europa.
Vin brulé, cibo e altre leccornie benefit lotte contro le frontiere
La raccolta si fa anche nella sede della FAT, il giovedì dopo le 21 e in occasione delle iniziative.

I muri della fortezza Europa uccidono uomini, donne e bambini che fuggono guerre, miseria, persecuzioni e dittature.
Ogni giorno, nel cuore dell’Africa, qualcuno si mette in viaggio. Per arrivare occorre pagare i trafficanti.
In Libia la guardia costiera e gli uomini delle milizie gestiscono prigioni per migranti. La Libia è un inferno per la gente in viaggio: sequestri, ricatti, torture, strupri per ottenere un riscatto dalla famiglie. Dai campi libici molti non escono vivi. Chi sopravvive alle violenze, chi riesce a farsi mandare altri soldi da casa, si imbarca sui gommoni. Molti vengono inghiottiti dal Mediterraneo, un enorme sudario azzurro, dove sono sepolte le vite e le speranze di tanta gente.
Il governo Gentiloni si vanta di aver ridotto gli sbarchi negli ultimi mesi. Il prezzo pagato in soldi e vite umane è altissimo.

In febbraio il ministro Minniti ha stretto un accordo con il governo della Tripolitania, per i respingimenti in mare, offrendo denaro, pattugliatori e uomini in armi per l’addestramento.
In estate il governo ha obbligato buona parte delle ONG che soccorrevano la gente dei gommoni ad andarsene dal Mediterraneo, accusandole di collaborare con gli scafisti.
In agosto ha pagato le milizie libiche di Zawiya e Sabratha, che gestiscono il traffico dei migranti, affinché bloccassero le partenze.
La nuova missione militare in Niger serve a porre le basi per la costruzione di campi di prigionia nel cuore del Sahel, lungo le rotte verso la Libia.

Chi arriva Italia e vuole proseguire viene imbrigliato in gabbie fisiche e normative. I trattati europei impongono di fare richiesta d’asilo nel paese d’arrivo. Molti vogliono andare oltre le nostre frontiere, perché la loro meta è più a nord.

Negli ultimi anni a Ventimiglia e, più recentemente, nelle valli del Piemonte, la gente in viaggio preme per passare. In Piemonte tanti imboccano i gelidi sentieri delle rotte alpine al confine con la Francia.
C’è chi muore per strada: altri passano ma vengono respinti più e più volte. I gendarmi caricano le persone e le lasciano al di là del confine, spesso di notte quando il freddo morde le carni.
Da qualche mese in Val Susa, nel brianzonese e a Torino c’è chi ha deciso di non stare a guardare: la gente che crepa, i ragazzi cui amputano i piedi perché non hanno le scarpe adatte, che si perdono nella neve, che dormono in strada, perché i sindaci hanno fatto chiudere le sale d’aspetto delle stazioni.

Il confine è una linea sottile sulle mappe. Tra boschi e valichi, tra le acque del Mare di Mezzo, non ci sono frontiere: solo uomini in armi che le rendono vere. Barriere invisibili separano i sommersi dai salvati.
Le merci passano veloci sui treni e sui tir. Le persone, mercanzia di nessun valore, restano impigliate nelle reti messe lungo il cammino. La strada che porta nel cuore dell’Europa è disseminata di insidie. Il governo paga i trafficanti, invia truppe per fermare la gente in viaggio. Gli esecutori sono in Africa, i mandanti siedono in Parlamento.

Le frontiere uccidono.

Chi ha affrontato il deserto, le torture, la prigionia è disposto a tutto pur di arrivare.
Molti, scarsamente equipaggiati e in condizioni precarie sfidano le intemperie, provano a superare i dispositivi di controllo, per oltrepassare il confine. Magari in ciabatte. Con la speranza di un futuro migliore per se stessi e per le proprie famiglie.

Inceppare il meccanismo infernale che tiene sotto scacco i migranti è possibile. La solidarietà dal basso spezza l’indifferenza, rompe il silenzio.

É il momento di decidere da che parte stare. Un giorno non potremo fingere di non aver visto, di non aver saputo. Chi tace, chi volta lo sguardo è complice. Nessuno lo farà al nostro posto. Tocca a ciascuno di noi.

Stiamo raccogliendo scarponi, sciarpe, coperte, sacchi a pelo, abiti pesanti, per facilitare il viaggio di uomini, donne e bambini che provano ad aprire un varco nei muri della fortezza Europa.

Alla Federazione Anarchica Torinese in corso Palermo 46 ogni giovedì dopo le 21 e in occasione delle iniziative pubbliche.

Per una solidarietà senza confini.