Skip to content


Torino 22N. Terrorista è lo Stato!

 2014 11 22 no tav corteo (0)

Migliaia di persone hanno attraversato il centro cittadino, attraversato il mercato di Porta Palazzo, per arrivare al Balon. Qui fuochi artificiali e striscioni hanno accolto i manifestanti che passavano di fronte alla casa occupata dove vivevano alcuni dei quattro ragazzi in carcere per il sabotaggio del 14 maggio del 2013 in Clarea. Il gesto, rivendicato in aula dai quattro No Tav, è stato fatto proprio dall’intero movimento.
Un segnale forte e chiaro ai giudici che il prossimo 17 dicembre dovrebbero emettere la sentenza nel processo contro Chiara, Claudio, Mattia e Nicolò. Lo scorso 14 novembre i due PM, Andrea Padalino e Antonio Rinaudo hanno ribadito l’accusa di attentato con finalità di terrorismo, chiedendo nove anni e mezzo di carcere per tutti.
Una follia. Una lucida follia. Il messaggio che la Procura di Torino sta lanciando è forte e chiaro. Nessuno osi mettersi di mezzo, perché lo Stato colpirà duro. La magistratura si è assunta il compito di regolare i conti con un movimento che da decenni lotta contro il Tav. Un movimento che passo dopo passo ha compreso che la libertà nessuno te la da se non te la sai prendere. Un movimento che il gusto della libertà lo ha sperimentato nel tempo sospeso delle Libere Repubbliche e dei presidi, nelle veglie di lotta e nei pranzi condivisi. In quei luoghi dove lo Stato già non c’è più. Nei luoghi dove si sta costituendo una comunità libera. Una comunità che ama il proprio territorio ma è cittadina del mondo, una comunità che alza la testa e non molla la presa, nonostante le migliaia di processati e inquisiti, nonostante la minaccia del carcere e dei risarcimenti milionari che potrebbero inghiottire case, stipendi, pensioni.
La politica dei palazzi è sempre più lontana, estranea, nemica. Le cifre dell’astensionismo in Emilia Romagna ci raccontano il fine partita di una regione il cui emblema è la CMC, la cooperativa “rossa” che ha annegato nel cemento il nostro paese.
Le migliaia di No Tav che hanno attraversato Torino in solidarietà a quattro “terroristi”, sono il segno di una piazza che si fa centro di relazioni politiche e sociali che si stanno, poco e poco, emancipando dalla tutela istituzionale. Se nel codice è scritto che tentare di impedire allo Stato di imporre la realizzazione delle proprie decisioni è terrorismo, allora tutti i No Tav sono terroristi.
Tanti i cartelli che nella piazza torinese ricordano la prescrizione per i padroni della Eternit, l’azienda Svizzera che, nella sola Casale Monferrato ha ammazzato quasi tremila persone. Torturate a morte dal mesotelioma pleurico, il tumore che colpisce ed uccide gli esposti all’amianto. Le circolari degli anni Settanta, che raccomandavano ai dirigenti dei vari stabilimenti di non dire nulla sui rischi gravissimi per i lavoratori e per la città provano la terribile responsabilità dei padroni. D’altra parte i primi scritti sulla pericolosità dell’amianto risalgono ai primi anni del secolo scorso.
Una strage pianificata, una strage che dimostra che i padroni hanno un’unica morale, quella dei soldi. La stessa dei signori del Tav e dello Stato che li difende.
In piazza è stato bruciato in effige il compressore di Clarea. Quella notte c’eravamo tutti. E ci saremo ancora tutti nelle notti e nei giorni a venire.

Prossimo appuntamento
Assemblea popolare No Tav mercoledì 26 novembre al Polivalente di Bussoleno

Posted in Inform/Azioni, no tav, repressione/solidarietà, torino.

Tagged with , , , .


La strage dell’Eternit e un compressore bruciato

giustizia_bilanciaSe questa è la giustizia…
Terrorismo per l’incendio di un compressore, prescrizione per migliaia di morti di amianto

Negli stessi giorni in cui la Corte di Cassazione emette una vergognosa sentenza che assolve per prescrizione i responsabili di una strage ancora in corso e cancella i risarcimenti alle parti civili, quella delle decine di migliaia di lavoratori esposti all’amianto, si avvia al termine un altro vergognoso processo: quello contro Claudio, Chiara, Mattia e Nicolò. Accusati per l’azione di lotta al cantiere di Chiomonte della notte fra il 13 e 14 maggio 2013. Quella notte venne danneggiato un compressore, nessuno rimase ferito. La pratica del sabotaggio non violento è stata fatta propria dall’intero movimento NoTav, che l’ha discussa ed approvata in assemblee popolari con migliaia di partecipanti. Per questa azione la procura di Torino ha deciso di accusare i quattro di terrorismo e ha chiesto condanne a nove anni e mezzo di carcere.

Non possiamo non rilevare il trattamento differenziale che viene posto in atto dallo stato italiano tra chi, accusato di avere cagionato la morte di migliaia di lavoratori in nome del profitto viene assolto e chi, accusato di avere incendiato un compressore, rischia dieci anni di carcere e in carcere si trova già da un anno, tra l’altro in sezione di alta sicurezza e in isolamento.

Ma noi non ce ne stupiamo: i dirigenti della multinazionale Eternit hanno agito all’interno del sistema capitalista, di una società basata sullo sfruttamento del lavoro e la distruzione ambientale mentre i NoTav hanno agito coscientemente al di fuori da questo sistema affermando la necessità, qui e ora, di una società basata su rapporti tra liberi ed eguali e una diversa gestione del territorio.

Perché è il territorio, l’ambiente su cui viviamo, uno dei fulcri di queste due vicende: un territorio distrutto da decenni di politiche industriali deliranti, inquinato, sottoposto alla cementificazione e all’urbanizzazione selvaggia. Negli ultimi mesi abbiamo ben visto quali sono i risultati del dissesto idrogeologico causato dalla logica speculativa del guadagno a tutti i costi. E il movimento NoTav, come tutti i movimenti che dal basso si oppongono a queste politiche scellerate e criminali, ha messo in crisi la devastazione ambientale bloccando una grande opera inutile e dannosa.

É per questo che Claudio, Chiara, Mattia e Nicolò rischiano di passare i prossimi anni in galera: per avere difeso la libertà di tutti di vivere in un territorio non devastato, di non essere pedine da mandare a macello in nome del profitto.

Sappiamo benissimo che dietro il TAV si muovono gli interessi della grande industria e della grande finanza italiana, legale e non. Sappiamo benissimo che dietro alla strage dell’amianto si sono mossi gli stessi interessi.

Terrorista è chi devasta, bombarda e sfrutta

(testo diffuso in questi giorni dalla Federazione Anarchica Reggiana)

Posted in ambiente, Inform/Azioni, lavoro, no tav, repressione/solidarietà, salute.

Tagged with , , , , .


Soggettività e conflitto

PrecarioLo sciopero generale del 14 novembre ha innescato un vivace dibattito sulle forme del conflitto, sul determinarsi delle soggettività, sulla territorializzazione delle lotte, sulla condizione precaria e sullo strumento stesso dello sciopero.
Vi rimandiamo alle cronache torinesi e ad un articolo uscito su Umanità Nova, che ha provato a tematizzare le questioni sul tappeto. Anarres, prendendo spunto dalle cronache e dalle riflessioni sul 14N, ha aperto un dibattito, che ci auguriamo il più possibile aperto, approfondito, plurale.

Un primo confronto si è aperto con Salvo Vaccaro docente di filosofia politica all’Università di Palermo.

Ascolta la chiacchierata

Posted in idee e progetti, Inform/Azioni, lavoro, torino.

Tagged with , , , , .


Gas, ENI, Russia. Soldi e propaganda

eniL’inverno alle porte si è aperto con una campagna mediatica all’insegna della paura. Paura che la Russia chiuda i rubinetti del gas o alzi il prezzo, dopo le sanzioni dell’UE per la crisi Ucraina.
Un buon modo per scaricare sulla Russia la responsabilità delle bollette in continua crescita.
Ma come stanno davvero le cose? Se veramente c’é la crisi perchè tra le voci delle nostre bollette c’é l’ammortizzazione del rigassificatore di Livorno completato oltre un anno fa e mai entrato in funzione?
Questa vicenda basterebbe da sola gettare suce sull’ennesima speculazione ai danni dei cittadini, raggirati dalla minaccia di un inverno al freddo. Una minaccia fatta di nulla. La Russia se non vende il gas non incassa, l’Italia ha tutto l’interesse a continuare a comperarlo. Banale? Tanto banale che ci sono volute montagne di carta stampata per seppellire questa banale verità.

In Russia, oltre il circolo polare artico, sotto la tundra siberiana, è nascosta la riserva di combustibili più grande del mondo. Un terzo della ricchezza della Gazprom arriva dai giacimenti naturali di gas attorno a Urengoy. Attraverso questa azienda statale controllata direttamente da Putin, il Cremlino conta di restituire alla Russia un ruolo da superpotenza mondiale.
Urengoy è una delle tante “città chiuse” dove sopravvive la vecchia Russia della nomenclatura confusa con la oligarchia dei nuovi ricchi. La polizia e i servizi segreti sono ovunque. Da questo impianto e dagli altri che confluiscono lungo la strada, inizia il lungo viaggio del gas russo, che passando dall’Ucraina alla Polonia, arriva in Europa. Un viaggio di migliaia di chilometri sino alle caldaiette delle nostre case. La geografia dei tubi di distribuzione rappresenta la mappa del potere: quando cambia il luogo di partenza, cambiano anche i pedaggi e quindi i rapporti di forza. Quello che non cambia è l’interesse di chi compra e di acquista.
La centrale operativa della Snam in Italia è a San Donato milanese: lì è il cuore del sistema di distribuzione su tutto il territorio italiano. La centrale di San Donato è protetta come quella siberiana di Urengoy: sembra un fortino.
Oggi la Snam gestisce i tubi fino alla periferia dei singoli comuni, poi la distribuzione casa per casa è nelle mani delle municipalizzate alle quali paghiamo la bolletta. In questa bolletta il gas è il 33%: il resto sono solo tasse.
Lo scorso anno noi tutti facemmo un bel regalo all’ENEL, pagando una supposta emergenza gas, tamponata con il ripristino momentaneo delle centrali a olio.

I fatti, semplici e grezzi, ci raccontano un’altra storia. E’ la storia di una relazione commerciale tra Italia e Russia che non si è mai interrotta nemmeno quando la guerra fretta era più ghiacciata della tundra siberiana.
Non c’é nessuna emergenza gas. L’unica emergenza – continua – sono le bollette gonfiate per pagare inutili rigassificatori.
Però. Una nota positiva c’é. Meglio pagare per un rigassificatore fermo che verder entrare in funzione una gigantesca bomba galleggiante tra le case. Chi si accontenta… Altro discorso, tutto da aprire, è quello di una gestione dal basso delle rinnovabili. Una scommessa importante, che però si scontra con il perdurare di una mentalità statalista tra tanta parte della cosiddetta “sinistra”.

Anarres ne ha parlato con Maurizio Zicanu, compagno livornese da sempre in prima fila nelle lotta ambientaliste.

Ascolta l’intervista

Posted in ambiente, Inform/Azioni, internazionale.

Tagged with , , , , , .


Lazzaro-ne in Clarea

TAV: NUOVO ATTENTATO IN VALSUSA, DANNEGGIATI 7 MEZZI DITTALa scorsa settimana è stato arrestato ed è ai domiciliari Ferdinando Lazzaro. L’accusa? Turbativa d’asta. Era falsa la fidejussione con la quale l’ex titolare della fallita Italcoge, si comprò un ramo d’azienda, costituendo l’Italcostruzioni, che ereditò l’appalto per lavori al cantiere di Chiomonte. E’ lui l’anima nera del Consorzio Valsusa, costituito per mettere mano e bocca nell’affare TAV.
Lazzaro subì anche qualche sabotaggio ai mezzi della sua ditta. Era l’estate del 2013. Fu allora che Lazzaro divenne un’icona mediatica. Era sempre in TV a piangere e bussare per avere risarcimenti superiori a quelli che gli avrebbe dato l’assicurazione.

Per i No Tav l’imprenditore segusino era già salito agli onori delle cronache il 27 giugno del 2011. Era sua la ruspa scortata da migliaia di agenti che abbattè la barricata lungo l’autostrada, dando il via allo sgombero della Libera Repubblica della Maddalena.
Sulla “pinza” che ondeggiò a lungo pericolosamente sulle teste dei No Tav arrampicati sulla barricata, c’era lo stemma dell’Italcoge. Un mese dopo, era il 28 luglio del 2011, l’Italcoge fallì. Ora sappiamo che la Fenice che sorse dalle sue ceneri era figlia di una truffa. Grazie alla falsa fidejussione – e all’assenza di controlli veri sull’asta – Ferdinando Lazzaro costituì Italcostruzioni. La nuova società ereditò i mezzi, le autorizzazioni al trasporto conto terzi e ad operare in ambito ambientale, le certificazioni antimafia per partecipare ad appalti e lavori pubblici.

Il nome di Lazzaro era già comparso nelle inchieste sull’ndrangheta in Piemonte, anche se in quel caso se la cavò per il rotto della cuffia.

Anarres ne ha parlato con Alberto Perino, da anni nel mirino della Procura torinese il il suo puntuale lavoro di informazione.
Una buona occasione per fare il punto su questa vicenda e per discutere delle possibilità di autogestione territoriale, che la storia del movimento No Tav dimostra possibile, al di là del perdurare dell’illusione elettorale.

Ascolta la diretta con Alberto

Vale la pena cercare di capire il ruolo di Lazzaro nel sistema Tav e i suoi rapporti con Ltf. Una buona guida sono le carte dell’inghiesta sulla ‘ndrangheta “San Michele”. Citiamo in merito qualche stralcio dell’articolo pubblicato qualche mese fa dal settimanale l”Espresso”:

Continued…

Posted in Inform/Azioni, lavoro, no tav, torino.

Tagged with , , , .


Grecia. L’ombra del fascismo

unlIl 17 novembre è la data simbolo della rivolta che portò alla caduta della dittatura dei colonnelli. Il 17 novembre del 1973 gli studenti del Politecnico di Atene insorsero: la rivolta venne repressa nel sangue e almeno 41 studenti furono uccisi dalla polizia.
L’episodio infiammò la Grecia ed il regime sponsorizzato dalla CIA e dagli Stati Uniti, venne spazzato via.
Ogni anno, in memoria di quell’episodio che ha segnato la storia del paese, gli studenti muovono dal Politecnico in direzione dell’ambasciata statunitense. Ogni anno ci sono scontri, quelli del 2014 sono stati molto violenti.
Quest’anno il governo Samaras ha voluto dare un segnale che l’aria è cambiata. Già nella settimana precedente al 17 luglio, almeno 500 scuole erano state occupate, all’università la polizia chiamata dal rettore aveva ripetutamente caricato gli studenti in lotta. Da qualche anno l’inviolabilità dell’università, sancita dopo la strage del 1973, è ormai un ricordo del tempo in cui la resistenza al fascismo era memoria condivisa nel paese.
Il 17 novembre il governo ha schierato 7000 agenti in assetto antisommossa per difendere i palazzi del potere e l’ambasciata statunitense.
I diversi cortei delle giornata hanno visto la partecipazione di decine di migliaia di persone: la memoria della lotta antifascista si è mescolata con la lotta contro il governo.
Per la prima volta da anni, Syriza, il cartello delle sinistre che si prepara a succedere a Nea Democratia alla guida del paese, ha omesso nel comunicato per il 17 dicembre un riferimento diretto alla regia USA nel golpe dei colonnelli. Un segnale delle nuova vocazione atlantista di Tsipras.

Davanti all’ambasciata USA ci sono state numerose, durissime cariche che hanno spezzato in più punti il corteo. Quando i manifestanti sono tornati verso l’università, chiusa dalla polizia, gli scontri sono proseguiti per il quartiere di Exarchia.
Gli agenti in antisommossa – i MAT – forti del numero si sarebbero distinti per azioni di particolare violenza, trasformando il quartiere in un campo di battaglia e di lotta. Il quartiere dove sono numerose le occupazioni e i centri anarchici ha resistito e la polizia si è infine dovuta ritirare.
La violenza della polizia greca non è una novità, perché buona parte dei poliziotti sono aderenti al partito di estrema destra Crisi Arghi – Alba Dorata.
L’ombra del fascismo si allunga sulla Grecia nel giorno della memoria attiva dell’insurrezione del 1973.

Un altro segnale arriva dal fronte dell’immigrazione. Il 17 novembre è stato scelto anche dagli immigrati del centro di detenzione di Amygaleza per iniziare uno sciopero della fame. Protestano per la morte di Mohamed Asfak, un ragazzo pachistano di 26 anni. Mohamed è morto il 6 novembre, ma stava male da giugno. Nel  detenzione di Corinto dov’era rinchiuso scoppiò una rivolta. Mohamed subì un pestaggio che gli procurò gravi danni all’apparato respiratorio. Nonostante le sue proteste e quelle dei suoi compagni di prigione, non fu mai curato. La sua morte è un omicidio di Stato.

L’info di radio Blackout ne ha  parlato con Georghos, un compagno del gruppo dei comunisti libertari di Atene.

Ascolta la chiacchierata

Posted in Inform/Azioni.


Sanità. La mannaia di Saitta

susa-partoVia libera, questa mattina in Giunta regionale, al piano di riordino della rete ospedaliera piemontese. Le strutture complesse negli ospedali pubblici passano da 842 a 668 e, in quelli privati, da 185 a 148, con un risparmio nei prossimi tre anni di circa 400 milioni di euro. Un risparmio sulla salute dei piemontesi già schiacciati da liste di attesa infinite e ticket sempre più onerosi.
Prevenzione e cura sono sempre più difficili per chi fa fatica ad arrivare a fine mese, al punto che rischia di essere compromessa la stessa aspettativa di vita in Piemonte.
L’assessore regionale alla Sanità, Antonio Saitta, giovedì porterà il piano approvato oggi a Roma, per sottoporlo al ministero. La possibilità di ottenere dal governo un aiuto per salvare i conti della Regione passa anche da questa manovra, che martedì Sergio Chiamparino aveva anticipato al ministro dell’Economia Padoan.
La riforma dell’asse Saitta-Chiamparino ricalca in molti punti quella impostata dalla giunta Cota: il disarmo dell’Oftalmico e dell’Amedeo di Savoia, la chiusura dei «punti nascita» ad Acqui, Tortona, Carmagnola, Domodossola, Susa.

L’info di radio Blackout ne ha parlato con Roberto Dosio, primario di radiologia all’Oftalmico, dopo la chiusura del Valdese, che lo aveva visto tra i più attivi nella lotta per salvare una struttura, che l’intero quartiere di San Salvario ha difeso.

Ascolta l’intervista

Dell’annunciata chiusura del punto nascite di Susa ala radio ha parlato con Nazzareno Gabrielli, un giovane padre del comitato delle donne “io ho partorito a Susa”, che ha denunciato la politica di terrore della ASL di Collegno per indurre le donne ad optare per la struttura di Rivoli. Secondo il comitato che si batte per impedire la cancellazione del punto nascite e l’eliminazione progressiva del pronto soccorso, c’è stata una scelta di svuotare il punto nascite segusino, per accelerarne la chiusura. Se avverrà le donne dovranno fare anche 70 chilometri per partorire. E’ successo quest’estate quando una puerpera non ce la fatta ad arrivare a Rivoli ed ha partorito in auto nella galleria del Prapuntin. La mamma e il bimbo stanno bene: resta il rammarico che, senza la campagna di denigrazione dell’ospedale di Susa, la donna avrebbe potuto far nascere il suo bambino nell’ospedale della città.
Il comitato “io ho partorito a Susa” non demorde: domenica mattina ci sarà una manifestazione per scongiurare la chiusura del punto nascite.

Ascolta la diretta di Blackout

Posted in Inform/Azioni, salute, torino.

Tagged with , , , .


Tor Sapienza. Discariche sociali

tor-sapienza-cassonettiTor Sapienza è una periferia romana come tante. Le case di via Morandi sono l’angolo più bigio del quartiere: grossi casermoni dove c’è poco e nulla, dove ogni angolo vuoto è stato occupato da chi ne aveva bisogno. Anche la biblioteca, chiusa ed abbandonata da tempo, si è riempita di senza casa.
Una discarica sociale. Qui l’unico segno della presenza delle istituzioni è il centro per rifugiati.
I fascisti provano da anni, senza troppo successo, a piantare radici in questa zona.
Quest’angolo di Tor Sapienza ha offerto loro l’occasione cercata a lungo. Le braci sempre ardenti della guerra tra poveri, le leggende razziste sui 35 euro che il Comune darebbe ai rifugiati, le difficoltà di una convivenza che nessuno cerca davvero ed il gioco è fatto.
Quella sera di novembre quelli di Casa Pound erano meno di una decina, molti di più quelli delle case, carichi di rabbia contro gli ultimi.
Scoppia la rivolta, i sassi contro ragazzi che credevano che la loro Odissea fosse finita, che il deserto, la paura i mercanti d’uomini fossero ormai alle spalle.

L’info di Blackout ne  parlato con Gianmaria del centro sociale del Quarticciolo, altra periferia ad un tipo di schioppo da Tor Sapienza.

Ascolta l’intervista

Posted in Inform/Azioni, razzismo.

Tagged with , , , .


Torino 22N. Corteo No Tav a Torino. Con Chiara, Claudio, Mattia e Nicolò

2014 11 17 manif no tav copyIl movimento No Tav ha lanciato un appello per una settimana di lotta, nei vari territori, dal 14 al 22 novembre. Altre iniziative si svolgeranno il 7 e 8 dicembre e il 17 dicembre, giorno in cui potrebbe essere emessa la sentenza.

Il 14 novembre i due PM del processo, Andrea Padalino e Antonio Rinaudo hanno pronunciato la requisitoria, chiedendo nove anni e mezzo di reclusione.
La stessa sera, davanti ai cancelli della centrale di Chiomonte, c’é stata una prima risposta.

A Torino il 22 novembre si terrà un corteo No Tav

Appuntamento in piazza Castello alle 15

di seguito il testo diffuso dal movimento No Tav quando Chiara, Claudio, Mattia e Nicolò hanno rivendicato la partecipazione all’azione di sabotaggio di un compressore per cui sono in carcere da più di undici mesi.

14 maggio 2013. Un gruppo di No Tav compie un’azione di sabotaggio al cantiere di Chiomonte.
Quella notte venne danneggiato un compressore. Un’azione di lotta non violenta che il movimento No Tav assunse come propria. Un’azione come tante in questi lunghi anni di lotta contro l’occupazione militare, contro l’imposizione violenta di un’opera inutile e dannosa.

Il cantiere/fortezza è ferita inferta alla montagna, un enorme cancro che ha inghiottito alberi e prati, che si mangia ogni giorno la nostra salute. In questo paesaggio di guerra ci sono gli stessi soldati che occupano l’Afganistan. Un compressore bruciato è poco più di un sogno, il sogno di Davide che abbatte Golia, il sogno che la nostra lotta vuole realizzare.

Il 9 dicembre del 2013 vengono arrestati Chiara, Claudio, Mattia e Nicolò. Quattro di noi.
Nonostante non sia stato ferito nessuno, sono imputati di attentato con finalità di terrorismo sono accusati di aver tentato di colpire gli operai del cantiere e i militari di guardia.

Ai nostri quattro compagni di lotta viene applicato il carcere duro, in condizioni di isolamento totale o parziale, sono trasferiti in carceri lontane. Volevano rendere difficili le visite, volevano isolarli ma non ci sono riusciti. Noi andiamo e torniamo insieme: non lasciamo indietro nessuno.
Nonostante la Cassazione abbia smontato l’impianto accusatorio della Procura di Torino, negando che i fatti del 14 maggio possano giustificare l’utilizzo dell’articolo 270 sexies, che definisce la “finalità di terrorismo”, il processo va avanti. In dicembre dovrebbe essere pronunciata la sentenza.

Decine di migliaia di No Tav, sin dai primi giorni dopo gli arresti, hanno detto: “quella notte in Clarea c’ero anch’io”. Il 22 febbraio e il 10 maggio si sono svolte le manifestazioni più importanti, ma non è mancato giorno in cui non vi sia stata un’iniziativa di solidarietà attiva.

Il 24 settembre in aula bunker Chiara, Claudio, Mattia e Nicolò, per la prima volta dall’inizio del processo, hanno preso la parola, dicendo che quella notte, la notte del 14 maggio 2013, c’erano anche loro.
Le loro parole, pronunciate con fierezza di fronte a chi li ha rinchiusi in una gabbia da quasi un anno, sono le nostre parole, i nostri sentimenti, la nostra stessa strada.
Movimento No Tav

Qui l’appello per il corteo del 22 novembre a Torino

25 anni di bugie sul TAV, ecco il dato che emerge chiaramente e che il Movimento No Tav denuncia da sempre.

Nessun costo attendibile, finanziamenti europei sempre più in forse, l’assenza di un progetto esecutivo e di una seria analisi costi/benefici ma, soprattutto, l’inutilità di quest’opera miliardaria, come confermato nero su bianco da esperti e tecnici di tutta Europa. Che succede ora?

Ministri, politici interessati solamente a mantenere la poltrona e vari incaricati del progetto ripetono la litania “tutto regolare, la Tav si farà” e nel frattempo la mafia ringrazia e le tasche dei soliti noti si riempono.

Tutti quei miliardi che vogliono spendere per il TAV potrebbero servire a sistemare le scuole che cadono a pezzi, a mettere in sicurezza i territori, a sostenere chi rimane privo di reddito e della casa e chi, pur facendo di tutto, non arriva a fine mese.

I No Tav queste cose le hanno sempre dette e da sempre lottano per bloccare quest’opera inutile e devastante.

La procura di Torino con i processi ai No Tav sta cercando di fermare il movimento, creando un precedente con l’accusa di terrorismo, affinché tutte le lotte sociali vengano indagate come ipotesi criminali.

Il 14 novembre è stata formulata la richiesta di 9 anni e 6 mesi di reclusione per i NOTAV Chiara, Claudio, Mattia, Niccolo’, in carcere dal 9 dicembre scorso con l’accusa di terrorismo, per un atto di sabotaggio, incendiando un compressore, anche se la Cassazione ha già escluso si possa parlare di terrorismo. A dicembre sarà emessa la sentenza. Altri tre compagni sono in carcere per lo stesso episodio, in attesa di giudizio.

A gennaio, invece, verrà emessa la sentenza del Maxiprocesso ai 53 No Tav per i fatti del 27 giugno e 3 luglio 2011, date storiche della lotta No Tav, in cui sono state richieste condanne per un totale di quasi 200 anni di reclusione e più di due milioni di euro per danni a persone, cose e “all’immagine dello Stato italiano”!

Quesi giorni e quelle notti c’eravamo tutti!

Libertà per tutti i No Tav!

Sabato 22 novembre

ore 15 piazza Castello a Torino  corteo No Tav!

Qui potete leggere il comunicato di solidarietà della CdC della Federazione Anarchica Italiana

Posted in ambiente, Inform/Azioni, no tav, repressione/solidarietà, torino.

Tagged with , , , .


Torino 14N. I vasi non comunicanti

05 torinoUna bella giornata di sole. Oltre mille studenti e altrettanti lavoratori, un corteo fatto insieme ma lontano dall’afflato unitario che si era tentato di costruire.
Un paio di settimane di assemblee, incontri, iniziative pubbliche non sono bastate a creare un ponte tra le aree studentesche e quelle del sindacalismo di base. In mezzo centri sociali, anarchici, cigiellini dissidenti un po’ smarriti.
L’area del sindacalismo di base avrebbe voluto un corteo comunicativo, che attraversasse il centro cittadino e desse rappresentazione di piazza ai lavoratori che avevano scelto il 14 novembre per scioperare. Le organizzazioni studentesche, nelle principali articolazioni politiche all’ombra della Mole, puntano a divenire polo di riferimento per chi, spesso giovane, vive una condizione precaria che rende difficile praticare senza rischi lo sciopero.
Sciopero generale per gli uni, sciopero sociale per gli altri. Tra gli Studenti Indipendenti non è mancato un corteggiamento alla CGIL. In testa al corteo hanno aperto uno striscione con la scritta “Verso lo sciopero generale”: un chiaro riferimento al carattere di “anteprima” attribuito alla giornata del 14 novembre.
Gli studenti, indipendenti ed autonomi, puntavano a realizzare nel tessuto urbano la proposta che l’economista Andrea Fumagalli aveva lanciato durante un’assemblea al Campus Einaudi: bloccare la città, mettere in difficoltà i flussi di comunicazione, il passaggio delle merci, la mobilità delle persone. Lo scopo, dichiarato, era fare male ai padroni adottando strategie di lotta che potessero colpire e colpire forte nel portafoglio, vero cuore pulsante di ogni buon capitalista.
Nei fatti questa strategia è rimasta un desiderio irrealizzato ed irrealizzabile, perché bloccare i flussi significa avere tante persone, lavoratori che non vanno a lavorare, indipendentemente che siano o meno in sciopero, studenti che facciano nottata, disoccupati che trovino i propri spazi di rappresentanza negli svincoli delle tangenziali, negli autoporti, alle uscite della metropolitana, in alcune piazze cruciali per i mezzi pubblici. Dulcis in fundo, un moltiplicarsi di reti Anonymous che lanci i propri attacchi nella rete.
Un’impresa, quella proposta da Fumagalli, non meno difficile di allargare l’area di consenso del sindacalismo di base, moltiplicando, tra chi ne gode ancora il diritto, il numero degli scioperanti.

Nei fatti la manifestazione del 14 novembre a Torino non è stata né carne né pesce. L’imposizione di un percorso che mirava ai blocchi, ha reso vana la tensione ad un corteo comunicativo. La componente studentesca, non essendo riuscita a fare i blocchi, sia pure simbolici come quello di una stazione ferroviaria nella tarda mattinata, ha trasformato la manifestazione in una defatigante maratona, nell’illusione che il corteo in se realizzasse un rallentamento dei flussi delle persone e delle merci tale da creare qualche problema alla controparte.

Un fatto invece positivo è il buon numero di lavoratori in sciopero che ha risposto all’appello del sindacalismo di base: un’inversione di tendenza, sul piano dei numeri, rispetto al recente passato.
Si tratterà nei prossimi mesi di costruire percorsi di lotta tali da unire, nella necessaria riterritorializzazione del conflitto, chi vive la condizione precaria e chi, grazie alle misure del governo, cammina sul’orlo del baratro. Non sarà facile, ma è necessario provarci.
Gli anarchici della FAT, che, sia pur criticamente, avevano aderito allo spezzone del sindacalismo di base, erano presenti con le loro bandiere e con un volantino, che coglieva le possibilità di emancipazione da una prospettiva welfarista, che la crisi e le politiche governative offrono.
La fine delle tutele apre spazi – simbolici e materiali – per riprenderci le nostre vite, sperimentando i modi per garantir(ci) salute, energia, cura degli anziani e dei bambini fuori e contro il recinto statuale.

Per approfondimenti leggi. “A margine del 14N. Esodo conflitto autogestione”

Posted in Inform/Azioni, lavoro, torino.

Tagged with , , , , , .


Nove anni e mezzo. Quella notte c’eravamo tutti!

2014 11 14 chiomonte (14)Venerdì 14 dicembre. È il giorno della requisitoria di Andrea Padalino e Antonio Rinaudo, i due PM che rappresentano la pubblica accusa nel processo contro quattro No Tav per il sabotaggio del 14 maggio del 2013 in Clarea.
Il gesto, rivendicato in aula dai quattro No Tav lo scorso 24 settembre, è stato fatto proprio dall’intero movimento.
Padalino e Rinaudo hanno ribadito l’impianto accusatorio sul quale hanno costruito il processo per attentato con finalità di terrorismo. La finalità di terrorismo, così come definita dall’articolo 270 sexies, si 2014 11 14 chiomonte (9)sostanzia nel danno all’immagine dell’Italia, tenuta in scacco da un gruppo di No Tav, che hanno attuato un’azione di sabotaggio, danneggiando un compressore.
Se bastasse bruciare un compressore o qualsiasi altro attrezzo di lavoro per obbligare lo Stato a fare marcia indietro, saremmo sull’orlo della rivoluzione.
La requisitoria dei due PM si è dipanata intorno a quest’asse, descrivendo una sorta di organizzazione paramilitare e insistendo sulla potenziale pericolosità dell’attacco al cantiere, nel quale sarebbero state impiegate armi da guerra.

2014 11 14 chiomonte (10)La risposta dei No Tav non si è fatta attendere.

Sin dal tardo pomeriggio il popolo No Tav si è ritrovato ai cancelli prima della centrale Iren di Chiomonte, tra jersey e filo spinato circondati da reti alte e potenti per chiudere la strada che porta all’ormai ex museo archeologico della Maddalena.
Una lunga, lunghissima battitura, ritmata tra slogan e canti è stata il segno inequivocabile di una condivisione di percorsi, ribadita ogni giorno sin dal 9 dicembre dello scorso anno. Era il giorno degli arresti di Chiara, Claudio, Mattia e Nicolò, sottratti alle loro vite e messi in gabbie dalle maglie molto strette, spesso in 2014 11 14 chiomonte (15)isolamento, sempre in regime di alta sorveglianza. Sono considerati pericolosi. Secondo i PM torinesi lo dimostra il loro essere anarchici. Un atto di accusa che non può che essere motivo d’orgoglio per qualunque anarchico.
Ma, con buona pace della Procura di Torino, il pericolo è altrove. Il pericolo sono le migliaia di persone che continuano a percorrere i sentieri della lotta No Tav.
Piove a dirotto ma siamo comunque tanti. Qualcuno si avvicina alla piccionaia dall’alto e subito mettono aprono l’idrante: la pompa è difettosa e bagna meno 2014 11 14 chiomonte (18)della pioggia.
Si condivide il cibo e si cuociono le castagne su un fuoco di legna ma il fuoco più forte arde nei nostri cuori. Che il loro calore possa raggiungere Chiara, Claudio, Mattia e Nicolò bucando i muri delle loro prigioni.

Il prossimo appuntamento è sabato 22 novembre per un corteo No Tav a Torino. Ore 15 da piazza Castello

Sabato 15 novembre. Anonymus ha dato la propria zampata. Il sito della Procura di Torino è Tango Down!

Posted in anarchia, Inform/Azioni, no tav, repressione/solidarietà, torino.

Tagged with , , , , , , .


Esodo, conflitto, autogestione

gabbietta-da-aprireSenza servi, niente padroni

Renzi ha calato le sue carte. Carte pesanti. A Torino i numeri dei disoccupati, dei precari, dei senza casa, dei senza futuro non sono statistica ma innervano il tessuto sociale.
Il gioco di Renzi è volgare ma abile. Dopo decenni di erosione di libertà, quei pochi che ancora ne godono possono essere dipinti come “vecchi” privilegiati. Chi è nato precario, chi a trent’anni ha una laurea e risponde al telefono, chi a 29 si ritrova ad essere un apprendista licenziato per sempre, non ha mai conosciuto le tutele dell’articolo 18.
Il PD targato Renzi cerca di contrapporre i figli disoccupati ai padri costretti a lavorare sino alla tomba.
È la fine di ogni finzione socialdemocratica. I figli della crisi stanno imparando ad attraversarla, agendo forme di conflitto che provano a di ri-definire un terreno di lotta che getti la questione sociale nel tessuto vivo delle nostre città. Una strada ancora in salita in cui la violenza della polizia si intreccia con la rassegnazione di tanti. Ancora troppi.
Il movimento di lotta per la casa, i facchini che bloccano i gangli della circolazione delle merci, ultimo nodo materiale, nella smaterializzazione e parcellizzazione delle produzioni e dei contratti, sono i segni – per ora ancora troppo deboli – di un agire che si emancipa dal piano meramente rivendicativo e scende sul terreno della riappropriazione diretta.
La crisi e la macelleria sociale che ci è stata imposta, la perdita irreversibile di un ampio sistema di garanzie e tutele, la fine dello scambio socialdemocratico tra sicurezza e conflitto, ci offre la possibilità di agire lotte che si emancipino dall’illusione della tutela statale.
Senza dimenticare che il rinnovato vigore della destra alimenta steccati e soffia sul fuoco della guerra tra poveri. Se non riusciremo a creare un ponte tra condizioni sociali separate da anni di frammentazione fisica e culturale, se non sapremo intrecciare le pratiche e i percorsi rischiamo – ancora una volta – una sommossa di piazza agita dalla destra.

Chi, dopo l’indizione dello sciopero generale da parte delle CGIL, nutrisse illusioni farebbe bene a ricordare che il precariato e il caporalato legale, sono stati sdoganati con gli accordi del 31 luglio 1993 e del 3 luglio 1994. I vent’anni di tabula rasa di diritti e tutele che sono seguiti l’hanno sempre vista complice.
La CGIL gioca una partita la cui posta è bloccare i tagli a distacchi e finanziamenti, i lucrosi spazi di cogestione che Renzi sta attaccando.

Sul piano sociale si moltiplicano le reti territoriali, che intrecciano legami solidali nella pratica quotidiana, nella relazione diretta, nella costruzione di percorsi di esodo conflittuale dall’istituito.
La scommessa vera è costruire nel conflitto, fare della fuoriuscita dalla morsa delle regole del capitalismo e dello Stato, il punto di forza per l’estendersi delle lotte.
Uno spazio pubblico strappato alla delega democratica, che in alcune occasioni si è creato nelle lotte per la difesa del territorio, è stato laboratorio di idee e proposte radicali. Aumentano coloro che riconoscono l’incompatibilità tra capitalismo e salute, tra capitalismo e futuro, offrendo spazi all’emergere di un immaginario, che mette all’ordine del giorno, come necessità di sopravvivenza, la rottura dell’ordine della merce.
Le lotte contro gli sfratti e per l’occupazione di spazi vuoti spesso non si limitano a cercare di sottrarre alcuni beni al controllo del mercato, ma negano legittimità alla nozione stessa di proprietà privata.
La fine delle tutele apre uno spazio – simbolico e materiale – per riprenderci le nostre vite, sperimentando i modi per garantir(ci) salute, energia, cura degli anziani e dei bambini fuori e contro il recinto statuale. La scommessa è tentare percorsi di autonomia che ci sottraggano al ricatto del “peggio”, ai processi di servitù volontaria (leggi, ad esempio, lavori/tirocini/stage non pagati etc.), alla continua evocazione dell’apocalisse che abbatte chi non segue i diktat della politica nell’epoca del liberismo trionfante, della finanza anomica, della logica del fare per il fare, perché chi fa mette in moto l’economia, fa girare i soldi, “crea” ricchezza.
Sappiamo che questa logica “crea” solo macerie.
Lasciamo che Renzi e i suoi le spalino, noi abbiamo un mondo nuovo nei nostri cuori, nelle nostre teste, nelle nostre braccia.

Questo testo verrà diffuso dagli anarchici della FAT al corteo dei lavoratori in sciopero domani a Torino

Posted in anarchia, Inform/Azioni, lavoro, torino.

Tagged with , , , , , , .


14 novembre. Sciopero generale

scioperogenerale01Venerdì 14 novembre il sindacalismo di base ha indetto sciopero generale di 24 ore. La posta in gioco è molto alta: costruire una giornata di lotta che sia punto di partenza per un conflitto più ampio. L’obiettivo è disinnescare i dispositivi messi in campo dal governo Renzi, coronamento di vent’anni di precarizzazione del lavoro, di asservimento e impoverimento delle classi lavoratrici.

Su questo terreno il conflitto tra il governo e la maggiore organizzazione sindacale statalizzata del nostro paese, la CGIL, va colto nella sua portata più autentica. Renzi ritiene di poter regolare i conti con ogni apparato di mediazione sociale – dal sindacato a Confindustria – per consolidare il proprio ruolo di mattatore in una commedia con un solo attore protagonista. Renzi non vuole fare fuori la CGIL, ma semplicemente escluderla dai tavoli di concertazione: se Camusso e i suoi non si piegheranno il primo ministro potrebbe stringere ulteriormente i cordoni della borsa. La CGIL si sta muovendo per difendere privilegi consolidati, rendite sicure, il proprio enorme apparato burocratico.

La partita di chi lavora, dei precari, dei disoccupati è altrove.
Il governo vende un piano per il lavoro che non avrà effetti sul piano occupazionale ma produrrà solo più precarietà e cancellerà le residue tutele. In contemporanea, la legge di stabilita 2015 taglia di miliardi di spesa pubblica riducendo ancor più occupazione, servizi e redditi dei ceti popolari.

A Torino ci sarà un corteo cittadino che partirà alle 10 da piazza Arbarello.

Ascolta la diretta
di radio Blackout con Stefano Capello della CUB

Posted in Inform/Azioni, lavoro, torino.

Tagged with , , , .


Sblocca Italia. Cemento e affari

cemento“Misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive”, contiene 44 articoli destinati ad avere un notevole impatto: dai treni ad alta velocità alle nuove autostrade, dalle prerogative delle soprintendenze alle norme sull’edilizia.” Questo l’incipit del decreto del governo diventato legge qualche giorno fa.

Di cosa si tratta?
Eliminazione di vincoli e tutele per l’ambiente, la salute, la sicurezza dei lavoratori e di chi abita un territorio, via libera a enormi colate di cemento per autostrade, linee ad alta velocità, urbanizzazioni selvagge, trivellazioni.

Lo Sblocca Italia è stato ribattezzato da alcuni anche Sblocca Antenne, perché introduce un principio di deregulation per cui le ditte di telecomunicazioni potranno piazzare antenne sempre più potenti – la tecnologia a 4 giga – sforando legalmente i limiti per l’inquinamento elettromagnetico.

Tra le chicche dello Sblocca Italia ci sono gli articoli 36, 37 e 38 che danno nuovo stimolo alle ricerche di petrolio sul territorio, e nei mari, italiani e all’importazione e allo stoccaggio di gas. A poco o nulla valgono considerazioni banali sulla pericolosità delle trivellazioni, per non dire dell’assoluta inutilità dei rigassificatori. Quello di Livorno, ormai completato da tempo, non è, per fortuna, mai entrato in funzione. Il motivo? Il gas arriva regolarmente sia dalla Russia sia dal nord africa. I rigassificatori però, anche quando sono fermi, li paghiamo noi tutti in bolletta.

Messa in soffitta anche la tutela del paesaggio e del patrimonio artistico: la norma del silenzio assenzio spargerà cemento ovunque.

Mentre il ministro dell’ambiente chiama omicidi i mille condoni edilizi concessi nel nostro paese, il suo governo ha chiarito i propri obiettivi: ridare slancio alla grande lobby dei costruttori, per drogare l’economia e ridare slancio alle grandi opere, a danno di chi in questo paese vive e si barcamena tra stabile precarietà e disoccupazione.
In questi giorni un gruppo di uomini e donne con figli a scuola ha scritto al prefetto di Genova, ricordando gli enormi sacrifici affrontati, la perdita di ore di lavoro e del relativo stipendio dovute ai sette giorni di stop delle scuole per l’alluvione. L’ennesima alluvione annunciata. Nella lettera si chiedono ragione dello stanziamento di poche decine di milioni per la messa in sicurezza dei territori a fronte dei miliardi destinati al cemento.

A Carrara i cittadini, esasperati da alluvioni continue intervallate da provvedimenti tampone che tappano un buco ma non incidono sulle cause occupano dall’8 novembre la sala di rappresentanza del comune e hanno dato vita all’assemblea permanente dei cittadini. Un’eco non casuale con l’analoga esperienza che condusse alla chiusura della Farmoplant di Massa.

E’ finita con cassonetti in fiamme e scontri con la polizia la manifestazione dello scorso 7 novembre a Napoli. Il corteo era stato convocato per protesta contro la nomina, prevista all’articolo 33 dello Sblocca Italia, di un commissario che porti a compimento la bonifica dell’ex area industriale di Bagnoli cominciata quasi vent’anni fa. Al centro della protesta il timore che attraverso il commissariamento si arrivi a una cementificazione di un’area che tanti vorrebbero bonificata e destinata ad uso pubblico.

Da Genova a Napoli a Carrara sono tanti i segnali di un’insofferenza diffusa tra chi paga un duro prezzo per le scelte scellerate di una classe politica che bada sola alla perpetuazione di se stessa.
Ascolta l’approfondimento dell’info di Blackout con Francesco Carlizza

 

Posted in ambiente, Inform/Azioni.

Tagged with , , .


Carrara. Occupato il comune, nasce l’assemblea permanente

carraraIl Comune di Carrara è occupato da sabato 7 novembre. Tanti cittadini, esasperati dall’ultima alluvione, quel giorno avevano dato vita ad una manifestazione davanti al comune. Sin dal mattino qualche manifestante aveva occupato la sala consiliare. L’occupazione di massa è scattata intorno all’una, quando il sindaco ha deciso di affacciarsi alla finestra, dichiarando che sia lui sia la sua giunta non si consideravano responsabili dell’accaduto.
I pochi carabinieri di guardia alla scalinata d’accesso al comune hanno capito al volo e, dopo aver messo al sicuro il sindaco, se ne sono andati.
Diverse centinaia di persone fanno a turno nella sala occupata. Qualche politico sperava che la protesta facesse da volano per la nascita di una lista civica, ma si è presto disilluso di fronte alla determinazione dell’assemblea popolare ad autogestire la lotta e la gestione dell’emergenza. E’ nata l’assemblea permanente dei cittadini di Carrara, con riunioni quotidiane ogni giorno alle 18. I partecipanti hanno dato vita a vari gruppi di lavoro e si sono dotati di un ufficio di comunicazione, con il compito di trasmettere all’esterno le decisioni dell’assemblea.
A Carrara ci sono state 11 alluvioni in quattro anni che, sommate a quelle dei paesi vicini, arrivano ad un’alluvione all’anno. Al di là di qualche intervento tampone è stato fatto poco o nulla. Questa volta, grazie all’abbassamento dell’alveo del fiume Carriona e all’innalzamento degli argini, il centro storico si è salvato dall’inondazione, ma la frazione a mare di Marina è stata investita in pieno. I tanti volontari che sono immediatamente accorsi per dare una mano cercando di salvare qualcosa, si sono trovati di fronte scene di grande desolazione: in numerose case poco o nulla era sfuggito alla furia delle acque.
La rabbia è tanta, perché è forte la consapevolezza che il dissesto idrogeologico non può essere affrontato con provvedimenti tampone, ma servirebbero interventi strutturali, che potrebbero mettere in discussione interessi molto forti. In primis quelli dei padroni delle cave che ad uno sfruttamento intensivo uniscono la vendita degli scarti di lavorazione, un tempo lasciati sul fianco della montagna ed oggi venduti per il mercato dei carbonati di calcio.

La tradizione libertaria di Carrara, una radicata attitudine a fare da se, hanno innescato una risposta forte, che al di là della protesta e della rabbia, sta costruendo un percorso di autonomia, che mette in difficoltà il governo della città e chi ambirebbe a prenderne il posto.

Ne abbiamo parlato con Donato, un compagno che, come tanti, sin da giovedì scorso ha spalato fango a Marina, e, da sabato, partecipa all’occupazione e all’assemblea permanente.
Il nome scelto non è casuale. E’ lo stesso che i cittadini di questi territori si diedero per la lotta contro la Framoplant, impianto chimico che ha avvelenato per decenni l’ambiente e chi ci abitava. Dopo 12 anni di lotte la Farmoplant chiuse i battenti.

Ascolta la diretta con Donato fatta dall’info di Blackout

Posted in ambiente, autogestione, Inform/Azioni.

Tagged with , , .