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Il 9 dicembre dei profughi

Taranto, arrivo dei profughi libici da LampedusaQuando, dopo l’incontro del 26 novembre con l’assessore Tisi, la decisione sulle richieste di residenza dei rifugiati e profughi che occupano l’ex MOI, era stata rimandata al 9 dicembre, nessuno o quasi pensava alla coincidenza con la serrata di negozi e mercati nel primo giorno di blocchi del “coordinamento 9 dicembre“.

Per quelli dell’ex MOI e per altri occupanti di case la posta in gioco era molto importante: la residenza apre le porte a numerosi servizi, dalla sanità all’asilo per i figli, alle liste per il lavoro.
Il sabato precedente sulla stampa era apparsa la notizia di una risposta positiva da parte del comune, che avrebbe concesso a tutti la residenza in una via che non c’è, inventata per l’occasione.
In bilico tra il radical chic e il kitch, il comune, approfittando anche dell’occasione per celebrarlo, avrebbe assegnato loro la residenza in via Mandela. Sono tutti neri, Nelson Mandela li rappresenterà benissimo…
Per gli altri occupanti niente via Mandela, niente residenza. Tutti, italiani e stranieri, sono tornati davanti al Municipio per ribadire che la residenza è un’esigenza per tutti, italiani ed immigrati, profughi e non.

Da via XX Settembre partiamo in circa 200 alla volta del Comune in piazza Palazzo di Città. Mentre si va ci informano che nella piazza la polizia sta caricando quelli del “Coordinamento 9 dicembre”.
In piazza troviamo esponenti dei centri sociali, altri occupanti di case oltre ad un folto gruppo di forconati.
Ci piazziamo davanti ai cordoni di polizia schierati in assetto antisommossa con slogan, canti e balli.
Una parte di manifestanti si unisce ai cori appropriandosene e scandendone di nuovi, con uno stile più vicino al tifo da stadio che alle istanze sociali.
La situazione è surreale.
Tanti di quelli che sono lì capiscono ben poco di quello che succede, ma è chiaro che le istanze degli uni e degli altri di fatto dividono in due la piazza.
Dopo l’entusiasmo iniziale è presto chiaro che le due anime faticano a comunicare: non mancano neppure un paio di zuffe tra ultrà visibilmente ubriachi e alcuni compagni.
Fortunatamente la notizia di un nuovo blocco in piazza Statuto induce la maggioranza degli aderenti al “coordinamento 9 dicembre” ad abbandonare la piazza.
L’incontro con il sindaco salta perché la Digos teme che i “forconati” possano reagire male, anche tra chi manifesta c’è timore di strumentalizzazioni da parte dell’altra parte della piazza. Alla fine una delegazione viene ricevuta e all’uscita annuncia che anche agli altri occupanti sarà concessa la residenza.
Saranno i fatti a dimostrare se la giunta rispetterà i patti o meno. Altrimenti riprenderà la lotta con l’auspicio di una migliore compagnia.

(queste note sono liberamente tratte dal resoconto di Matteo, un antirazzista che sostiene la lotta dei rifugiati dell’ex MOI. In questi giorni abbiamo sentito più volte la favola della fraternizzazione tra profughi e forconi, che questo racconto contribuisce ampiamente a smitizzare)

Posted in immigrazione, Inform/Azioni, torino.

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