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Turchia. Attacco al giornale anarchico Meydan, lotta in carcere

In Turchia il tentato colpo di stato del 15 luglio 2016, culmine di una lotta per il potere interna allo Stato, è stato utilizzato per scatenare una feroce repressione contro ogni forma di dissenso dal Presidente turco Erdoğan. Il blocco di potere conservatore-religioso dell’AKP che guida il paese, con il sostegno delle forze nazionaliste si prepara a portare a compimento, nel nome della “difesa della democrazia”, il processo di involuzione autoritaria in atto già da alcuni anni.

In questo contesto anche gli anarchici sono nel mirino della repressione, così come le altre forze rivoluzionarie e il movimento curdo.

Nel dicembre scorso il responsabile editoriale del giornale anarchico Meydan è stato condannato a oltre un anno di carcere. Meydan è un mensile, è il giornale anarchico più diffuso nella regione, e sulle sue pagine vengono presentate le posizioni del movimento anarchico, si formulano analisi sulla complessa situazione in Turchia e Kurdistan, sono pubblicati articoli di carattere storico ed economico, si commentano notizie locali e si da visibilità a lotte e resistenze a livello globale, con collaborazioni anche internazionali. Questo periodico è quindi un punto di riferimento importante per l’anarchismo nella regione.

Immediatamente dopo il colpo di stato, con la messa al bando di numerose associazioni, organizzazioni e giornali della sinistra rivoluzionaria, le autorità avevano posto i sigilli anche alla sede della redazione di Meydan a Istanbul. Già nei primi mesi del 2016 erano state avviate delle indagini per “propaganda o apologia dei metodi di un’organizzazione terroristica” in relazione ad alcuni articoli pubblicati sul giornale. Anche appoggiandosi a queste accuse era stata imposta la chiusura della sede della redazione.

Proprio una di queste indagini aperte dall’Ufficio del Procuratore Capo di Istanbul ha portato il 22 dicembre scorso alla condanna ad un anno e tre mesi del compagno Hüseyin Civan, responsabile della redazione di Meydan. L’accusa riguardava alcuni articoli apparsi sul numero 30 del giornale, uscito a dicembre 2015, articoli che tra l’altro parlavano proprio della politica di terrore messa in atto dallo Stato turco.

Per ora il compagno non è stato incarcerato, l’opposizione alla sentenza, presentata dagli avvocati della difesa, ha permesso ad Hüseyin di guadagnare un po’ di tempo. Intanto Meydan continua ad essere pubblicato nonostante i divieti e la repressione, l’ultimo numero è uscito proprio in queste settimane.

Questa condanna è un fatto molto grave che dimostra la volontà del governo turco di togliere la voce al movimento anarchico. Il fatto che questo avvenga nel contesto di una più vasta azione repressiva del governo non ne riduce l’importanza, ma anzi conferma che è in atto una forte involuzione autoritaria. Infatti nel contesto turco non solo tutta la sinistra rivoluzionaria è stretta nella morsa della repressione, ma anche l’opposizione borghese e più in generale le varie forme di dissenso sono colpite duramente dal governo, basti ricordare l’arresto di giornalisti e direttori di importanti testate giornalistiche come Cumhuriyet.

La condanna nei confronti del responsabile editoriale di Meydan e i procedimenti ancora in corso contro il giornale sono solo un aspetto della repressione nei confronti degli anarchici da parte del governo turco, un aspetto certo grave per la volontà di ridurre al silenzio un importante periodico del movimento, ma non il più violento.

Il movimento anarchico ha infatti dovuto affrontare negli ultimi anni le forme più violente della repressione statale per il suo continuo impegno rivoluzionario nella lotta antimilitarista, nel sostenere le battaglie dei lavoratori, nelle lotte sociali ed ambientali, nel supporto alla lotta per la libertà del popolo curdo. Quando nel 2015 il terrore di Stato colpì con le bombe prima a Suruç e poi ad Ankara furono uccisi anche compagni anarchici membri dei gruppi più attivi nel paese. Inoltre, anche se le ondate di arresti non hanno ancora colpito in modo massiccio il movimento anarchico, vi sono compagni anarchici costretti nelle carceri delle Stato che turco continuano la loro lotta, come Umut Firat, anarchico rivoluzionario e collaboratore di Meydan che ha appena terminato uno sciopero della fame durato un mese e mezzo. Lo sciopero mirava a difendere la propria identità di prigioniero rivoluzionario e per ottenere migliori condizioni di vita, lottando contro l’irrigidimento del regime di carcerazione per i prigionieri politici dopo il tentato colpo di stato.
Potete ascoltare qui la diretta con Anarres di Dario, l’autore di questo articolo

L’11 febbraio al corteo per la liberazione dei prigionieri politici a Milano ci sarà uno spezzone anarchico e libertario
L’appuntamento è alle 14 da corso Venezia angolo via Palestro

Qui potete leggere il comunicato della Federazione Anarchica Milanese in solidarietà agli anarchici turchi

E qui un loro testo analitico sulla situazione in Turchia

Posted in anarchia, Inform/Azioni, internazionale, repressione/solidarietà.

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